Anziano Texas - mondo differente

Un mondo differente, costruito da persone indifferenti

Invecchiare non è mai bello, soprattutto se condannati alla demenza senile e costretto a muoverti con un deambulatore. Cominci a non essere più padrone di te stesso, la realtà perde progressivamente consistenza e sempre più spesso ti ritrovi smarrito in un labirinto di percezioni distorte.

Nelle ultime ore sta facendo il giro del mondo il video di un uomo del Texas di 89 anni che, dopo una caduta nel portico di casa, rimasto al suolo per 15 minuti, chiede aiuto ad un fattorino della Fedex per rialzarsi.

A fare infuriare è il rifiuto del fattorino che, dopo aver consegnato i pacchi (proprio di fronte all’uomo riverso per terra), ritorna al furgone e va via lasciandolo lì. Ciò che però fa più male avviene negli ultimi istanti del video: incassato il rifiuto, così assurdo, così insensatamente e irresponsabilmente crudele, il vecchietto risponde “Ok”.

In quelle due lettere, pronunciate quasi a mo’ di scusa, c’è il dolore e l’umiliazione di trovarsi in una situazione di bisogno così impellente da poter far nulla per poter cambiare le cose. C’è la mortificazione di trovarsi indifeso di fronte ad un altro essere umano e rendersi conto che, di umano, ha ben poco.

Si potrebbe obiettare che fosse spaventato per un possibile rischio di contagio da Covid-19 ma come scusa regge poco.

Il premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel una volta disse che – la grande ricchezza dell’umanità sta nella solidarietà -.

Questa storia, risoltasi per fortuna senza conseguenze per il vecchietto, dimostra quanto siamo diventati poveri. Troppo impegnati a raggiungere traguardi che non ci siamo prefissati, nell’affannosa ricerca di qualcosa di cui non abbiamo bisogno!

Siamo diventati capaci di restare indifferenti mentre un nostro simile combatte la necessità del nostro aiuto.

La rabbia nei confronti del fattorino è giustificata, quasi scontata e darà sicuramente il via alla solita, inutile montagna di merda che agiterà il mondo dei social per un paio di giorni per poi dissolversi nel tempo.

La coscienza di quest’uomo adesso sarà sconvolta, intenta a lottare con qualcosa di orribile e stupido, sotto l’impassibile sguardo di una telecamera, occhio del mondo intero.

A noi occorre invece fermarci a riflettere su un punto: siamo sicuri che sia davvero solo colpa sua?

Tra non aiutare un anziano caduto per terra, lasciare in mare aperto un barcone che a malapena galleggia, girarsi dall’altra parte dietro alle urla di una donna vittima di uno stupro o una delle tantissime altre occasioni che questo mondo malato ci presenta, troviamo davvero tante differenze?

Ci indigniamo perché il mondo sta ragionevolmente andando a puttane, facciamo gare di solidarietà e raccolte fondi per cambiare le cose, eppure non riusciamo ad accorciare la distanza che ci separa dal prossimo anche se si trova proprio di fronte a noi.

Non è della possibilità di dover aiutare l’altro che bisogna aver paura, ma dell’incapacità di farlo.

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