L'Italia che legge

L’Italia che legge?

Durante tutto il periodo del lockdown abbiamo avuto l’idea che gli italiani, presi dalla noia dello stare a casa, avessero ripreso la sana abitudine della lettura; una pia illusione consolidata dalla miriade di iniziative nate sotto al simbolo del millennio, il cancelletto, con aggregate le parole iorestoacasaeleggo. 

Un’utopia quella dell’Italia che legge, che ha spinto molti a pensare che la lettura fosse tornata di moda.

Un sogno, smentito da un’indagine condotta da Cepell-AIE  dal titolo “la lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria” (che trovate qui)che di fatto ha evidenziato dati peggiori del previsto (col punto più basso dal 2017 ad oggi) e cioè, gli italiani in casa non solo non hanno letto di più, piuttosto, hanno ridotto ancora la quota di tempo  pro capite dedicata alla cultura personale.

A Marzo 2020 infatti, “la percentuale di italiani (15-74 anni) che dichiarava di aver letto almeno un libro è del 58%, in calo di 15 punti percentuali rispetto al marzo dell’anno precedente.

E il valore scende al 50% quando si prendono in considerazione solo gli ultimi due mesi, ovvero marzo e aprile del 2020. Chi non ha letto libri a marzo e aprile del 2020 è il 50% della popolazione, mentre su base annua questa stessa percentuale è del 42%” scrivono nella sintesi della ricerca gli autori.

Dunque, per quanto l’Istat possa dire il contrario con un’altra ricerca (che trovate qui), includendo anche i quotidiani, che per molti sono solamente i titoli dei giornali appresi casualmente sulle bacheche della propria rete di contatti, dovremmo sinceramente preoccuparci di invertire una tendenza che punta pericolosamente verso il basso.

Un paese che non legge infatti, è un paese che non ha memoria, che perde lentamente la sua cultura e che non è capace di interpretare la realtà; e come sappiamo, la realtà sta alla base della costruzione sociale (“La realtà come costruzione sociale”, Berger e Luckmann, 1966).

Se vogliamo, anche leggermente, soffermarci su questa piccola riflessione, possiamo tranquillamente affermare che un popolo che non legge, lentamente, perde la sua capacità di essere coeso, di essere Stato.

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