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Dorando che sapeva volare (con podcast)

In una cassetta di sicurezza di una banca di Modena c’è una coppa unica nel suo genere. È una coppa in argento dorato che riporta questa incisione «A Pietri Dorando – In ricordo della maratona da Windsor allo stadio – 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra».

Questa coppa è l’emblema di una storia ricca di eroismo, ingiuste sconfitte e trionfi inaspettati. La storia in questione è quella di Dorando Pietri, campione dell’Italia dei primi del 900 che da Correggio arrivò al cospetto della regina Alessandra d’Inghilterra armato del suo talento e della sua tenacia.

Teatro di quella che resterà agli annali come un’impresa eroica sono le Olimpiadi di Londra del 1908, per la precisione la maratona che si snoderà per oltre 42 km nel cuore della capitale inglese.

Quel 24 luglio, un giorno stranamente afoso per essere in Inghilterra ai nastri di partenza sono molti gli atleti pronti a recitare un ruolo da protagonista e Dorando Pietri non sembra essere tra questi. Basso anche per i canoni dell’epoca, con la sua maglietta rossa e i pantaloncini bianchi sembra più una mascotte che un corridore olimpico. Leggenda vuole che abbia cominciato solo quattro anni prima e che sia ancora un corridore amatoriale. Ok in Italia continua a stracciare primati su primati, ma qui siamo alle Olimpiadi:non è un professionista, non ha il fisico, non ha diritto di stare qui e poi che nome è Dorando?

La sufficienza dei suoi avversari sembra trovare conferma nel fatto che, fin dai primi chilometri, Dorando resta indietro mentre i favoriti si danno battaglia per le prime posizioni. Quello che non sapevano era che Dorando, il garzone di pasticceria che nel tempo libero si divideva tra la bicicletta e la corsa, stava solo aspettando il momento giusto: a dieci chilometri dall’arrivo aveva un distacco di 4 minuti dal leader della gara e, in quel momento, cominciò un’impresa che sarebbe rimasta nella storia dello sport, anche se per i motivi sbagliati.

Dopo altri 7 chilometri, a poco più di tre dal traguardo aveva superato Charles Hefferon in testa alla gara e si preparava a vincere la medaglia d’oro.

Ma questa è una storia diversa, una vittoria, anche se così clamorosa, non avrebbe consegnato Pietri all’immortalità. Come detto quella era una giornata di caldo intenso, soprattutto per chi si era preparato per mesi al tipico clima inglese. Dorando cominciò a perdere lucidità, la sua falcata non era più fluida e la vista cominciava ad annebbiarsi. Entrò nello stadio ma clamorosamente sbagliò strada e i giudici lo costrinsero a tornare indietro. Stremato, cadde. Si rialzò ma le gambe non ne volevano sapere, più che correre stava ormai barcollando.

Nonostante tutto, nonostante giudici e medici lo avessero implorato di fermarsi, continuò: avrebbe concluso la gara a qualunque costo!

Gli ultimi 200 metri sono degni di un film o un romanzo d’avventura: il pubblico in piedi a incitare, i giudici e i medici di gara a correre accanto a lui, pronti a soccorrerlo e un traguardo che si fa sempre più vicino. In quei maledetti 200 metri, Pietri cadde per ben quattro volte ma, con l’aiuto dei medici riuscì a rialzarsi ogni volta. Alla fine, quando ormai c’era rimasta solo la forza di volontà a tenerlo in piedi, sorretto da un medico e da un giudice tagliò il traguardo con ben 10 minuti di vantaggio sul primo degli inseguitori.

Purtroppo però, quello non era un film e neppure un romanzo: la delegazione statunitense fece ricorso ed ottenne la squalifica di Pietri e la sua cancellazione dall’ordine d’arrivo.

Tra il pubblico che aveva sospinto gli ultimi passi del coraggioso folletto di Correggio però c’era qualcuno che si rifiutava di accettare il verdetto. Arthur Conan Doyle, era stato incaricato di redigere la cronaca della gara per il Daily Mail. Per il grande scrittore non era accettabile che un’impresa simile finisse dimenticata a causa di un banale ricorso. Si fece promotore di un movimento d’opinione che giunse fino alla regina Alessandra che, anche lei commossa dal sacrificio di quel corridore italiano così determinato, decise di assegnargli quella famosa coppa di cui abbiamo parlato.

La fama di Pietri esplose in tutto il mondo. Divenne un corridore professionista e vinse in tutto il mondo.

Dal 24 luglio di 112 anni fa, Dorando Pietri è l’uomo famoso per non aver vinto: un eroe che seppe conquistare il mondo correndo.

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