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Nicolò Targhetta: “non è successo niente”

“Trent’anni è l’età in cui cominci ad avere il sospetto che non sarai mai un bambino prodigio.” Già questa frase basta per far capire che, una chiacchierata con Nicolò Targhetta, non sarà un’intervista come tutte le altre.

Creatore di una pagina, Non è successo niente, con oltre 110mila followers, Nicolò è anche autore di due libri. Ironico, modesto e tremendamente geniale, nei suoi post racconta una generazione, quella dei trentenni di oggi che “si trovano incastrati in un meccanismo di aspettative che non sanno come rispettare, che sono schiacciati dalla consapevolezza di aver deluso chi voleva che avessimo una vita migliore rispetto alla generazione precedente”.

Nicolò all’interno dei tuoi post a farla da padrone è l’ironia ma non mancano gli spunti di riflessione, anche su tematiche scomode:

“Cerco di affrontare i problemi in modo ironico – spiega – perchè non ho gli strumenti per giudicare, mi limito a commentare il grottesco della realtà quotidiana”

In uno dei tuoi post durante un gioco di ruolo, uno dei personaggi è Domenico che come classe sceglie “elettore italiano”, è sempre incazzato odia gli elfi pur essendo un mezz’elfo e per questo è disposto a dare fiducia ad uno stregone che vuole cacciarli. Sembra una chiara fotografia della situazione attuale:

“Come ti ho detto non ho i mezzi per giudicare però una cosa mi sembra chiara: troppa gente, da troppo tempo non “vince” niente e questo è il terreno perfetto per lo sviluppo di certe situazioni. Quando si presenta qualcuno che promette “con me si vince” , senza nemmeno specificare cosa o su chi,  la gente è disposta anche a diventare cieca e sorda pur di provare questa sensazione. Anche se si tratta di una vittoria per interposta persona”-

Il successo del tuo blog ti ha portato a pubblicare due libri, era una cosa che ti saresti aspettato nel momento in cui hai creato Non è successo niente?

“Non mi aspettavo niente di tutto questo, anche perchè la pagina è nata con tutto quello che di più sbagliato si può fare nel creare una pagina su Facebook: nessuna immagine, solo testo e storie autoconclusive. A prescindere dai numeri, la cosa che più mi colpisce è l’affetto che ricevo sia nei commenti al post che nei messaggi: l’idea che qualcosa che ho scritto possa aver ispirato qualcuno è qualcosa che non riesco nemmeno ad immaginare. Il che è un bene perché mi mantiene con i piedi per terra (ride ndr).

Da poco è uscito “Lei” il tuo secondo libro, il tuo primo romanzo:

“Sono molto orgoglioso e la cosa non mi capita di frequente. Si tratta di un racconto sincero e mettere la sincerità su carta è sempre difficile: crea sempre casini”.

Parlaci della protagonista, chi è “Lei”?

“Lei è uno dei personaggi di Non è successo niente, quello che ho giudicato il più meritevole. Lei è migliore di me, è coraggiosa, concreta, sincera. Si ritrova ai margini della società e non sa come ritornarci dentro e questa distanza si esplicita nei dialoghi con gli oggetti e con le persone. Si trova sospesa tra realtà e fantasia, con qualche problemino con lo Xanax”.

Parlare con Nicolò, maestro del bushido in ciabatte (seguite la sua pagina e saprete il perché) è come stare ad ascoltare un vecchio amico. Nel ringraziarlo per la sua gentilezza e disponibilità ci piace ricordare la sua frase d’esordio (che non ci era sembrato il caso metterla all’inizio dell’articolo) “sono uno che scrive in mutande”.

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