L’uomo-è-un-essere-clientelare

L’uomo è un essere clientelare?

È nata prima la cattiva abitudine alla ricerca del favore o la necessità, intesa come bisogno di ottenere un beneficio o un qualcosa che tante volte spetta di diritto?

Appare evidente il ruolo dell’uomo moderno (!?!) quale ingranaggio perfetto per la macchina del favore e le ragioni, probabilmente, vanno ricercate in poche semplici parole: mancanza di opportunità che fa immediatamente eco alla parola libertà. A queste aggiungerei: via breve e famiglia.

La ricerca del favore non è una sola questione di “costume”; il malcostume ha una profonda radice storico-culturale, che, per facilitarci il compito, potremmo incasellare con l’esistenza stessa dell’essere umano. In tempi recenti si tramuta nella galoppante ricerca del successo personale a discapito di tutti e di tutto.

Gli uomini necessitano di santi, protettori, esseri superiori; ce lo dice l’esistenza della religione (nata per disciplinare la vita umana) e, prima ancora, il costante ricorso al divino per spiegare la ragione dell’essere.

In poche parole, i bisogni dell’uomo sono un affare di qualcun altro: da Dio, al Santo protettore virgolettato.

Questo ragionamento, al ribasso, ricade sulla famiglia, e avere una famiglia, di per sé, non è un reato. Ammesso che famiglia non sia scritto in maiuscolo, in quel caso questa riflessione assume un valore leggermente diverso. Chiaramente non facciamo una colpa a chi se la passa meglio e non intendiamo neppure colpevolizzare i congiunti di quest’ultimi. Prendersi cura dei propri cari è la prima regola della famiglia.

Il clientelismo invece, non è un affetto, ma il principale difetto di questo paese, che, a valanga, pesa sulla vita di ogni singolo cittadino. Il paradosso però, vive nel più classico dei vortici: il cittadino infatti resta alla continua ricerca di un divino con una mano da afferrare, per non finire sbalzato via (dal sistema).

Ecco perché dicevo che la ragione del clientelismo è l’essere umano stesso!

L’uomo è sostanzialmente una battona, ma non tutte le prostitute si vendono per il piacere, esiste anche la fame ed è questa, molto spesso, al di là della considerazione iniziale, che spinge le persone a partecipare al sistema clientelare. E alle volte, non se ne può fare a meno.

Io, per esempio, sono nato al sud, dove il malaffare è il cardine del sistema; senza disvalori, in Sicilia, non si creano valori. Ed è inutile voler mostrare una faccia differente della mia Regione, la conosco in profondità ed è corrotta fino al midollo.

Il protettore diventa una necessità. Il reato, una condizione esistenziale per sopravvivere.

Ma su questo voglio costruire un’ulteriore riflessione: è un demerito personale nascere in una provincia che ti assegna un disvalore per cittadinanza? Che ti costringe al reato per sopravvivere? Che ti costringe all’etichetta?

Probabilmente no e come sappiamo esiste una cosa che si chiama scelta, a cui però, non tutti hanno accesso. È inutile essere retorici prendendoci per i fondelli.

Sono poi sicuro che tutta questa maxi riflessione resterà senza dubbio una mera provocazione sulla quale però, dovremmo interrogarci ancora.

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