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Steve Jobs: l’uomo che inventò i garage (con podcast)

Chiunque abbia un garage è convinto che nel suo futuro via sia il ruolo predestinato di nuovo Steve Jobs; nella cultura di massa infatti, è passato il triste messaggio che per diventare ricchi e famosi, la prima condizione necessaria sia quella di possedere un box per auto in cui non si tiene l’auto.

Anche perché, un altro requisito è che devi pure essere povero ma con una forte auto-consapevolezza. Allo stesso tempo, devi essere proprietario di un luogo atto a contenere l’auto che avrai, oppure, volando basso, restando umile, la prima sede legale di un’azienda multimilionaria di cui sarai fondatore – partendo dal basso -.

Steve Jobs disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Se questo fosse un tutorial, verificata la prima condizione, potremmo direttamente passare alla fase due del progetto e cioè: diventare realmente Steve Jobs.

Steve Jobs è l’uomo più imitato della terra, in particolare, da tutti gli startuppari; gente che siccome una volta ha avuto un’idea, di merda, è convinta di potersi arricchire inventando la nuova formula dell’acqua gassata o l’ipod che, però, funge anche da monopattino per formiche. Che poi, questa può sembrare una proposta del cazzo, ma pensate agli sviluppi che un’innovazione del genere porterebbe nel campo dell’edilizia dei formicai!

Cominciate a vedere i soldi eh!

Dicevamo, idee, in cui spesso coinvolgono famiglia, amici, passanti, prete confessore, la banca, la casa dei genitori, i reni di un donatore e, principalmente, il garage della casa in campagna della nonna. Anche perché, chi cazzo ce le ha, in Italia, le case coi garage all’americana?

Al massimo si può sperare nell’eredità di nonno che teneva la mezza casa diroccata in un borgo semi sperduto tra le campagne del Molise, il cui valore di mercato è la pietà.

Tornando al futuro imprenditore in lupetto, un’altra cosa importante è la cura dell’aspetto e l’immagine sui social network. Non esistono manager del futuro che possano permettersi errori in tal senso.

La prima operazione da fare dunque, è quella di promuovere su tutti i canali personali un autoritratto, selfie per quelli che non conoscono la parola, che necessariamente dev’essere scattato in bianco e nero e, non meno importante, in primo piano con due possibilità di postura: la prima, con mano sul mento a mo’ di pensatore all’Auguste Rodin, ma più eccitato; la seconda, senza mano, con uno sguardo dritto sull’obiettivo, quasi a penetrarlo ,con quell’aria da “sono povero ma bello” ma punto tutto sulla povertà.

L’umiltà infatti, almeno nell’immagine, va coltivata.

Un altro passo importante è scegliere il nome dell’azienda che costituirai, anche quando ancora non hai neppure idea di cosa produrrai, inventerai, ruberai o clonerai.

Un buon metodo da startuppari in queste situazioni è rubare l’idea di Apple che a sua volta fu clonata dalla casa discografica dei Beatles, che a sua volta fu ispirata dalla Bibbia, che a sua volta fu copiata da un poster dell’album “la favola di Adamo ed Eva” di Max Gazzè.

A dir la verità, non si sa chi ha realmente copiato da chi; i più informati dicono che la vera idea di Apple, in calce a Jobs, fu quella di tributare alla filosofia melariana, di cui il “genio” era adepto, quella che diventerà la più fighetta azienda di informatica del pianeta. Voci di corridoio invece, suggeriscono che sia stato uno sfottò rivolto a Steve che, a quanto pare, oltre a camminare scalzo, non avesse una grandissima confidenza con l’acqua e per cui per riuscire a relazionarcisi era necessario un “abre magique” gusto mela a portata di naso.

Ultimo accorgimento per diventare l’erede spirituale della più grande azienda di prodotti belli ma nella sostanza uguali ad altri, è la scelta di un socio.

Ora, nel caso di Jobs, la fortuna gli regalò Steve Wozniack, cioè quello che sapeva realmente fare le cose, nell’eventualità della stragrande maggioranza degli aspiranti prossimi rivenditori di prodotti per la cura della persona invece, il cugino scemo o l’altro amico disoccupato della comitiva.

In definitiva dunque, avrete già capito da soli, che non ci sono regole che vi permetteranno di diventare un Guru dal conto corrente a cifre impronunciabili e dalla residenza in California; state sicuri però che riuscirete a concorrere e forse a vincere, la battaglia è durissima, la gara di uomo in lupetto dell’anno.

P.s.

La mela simbolo del malvagio, quello storicamente affermato, ma non sarà mai il nostro logo. Anche se…

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