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Amy Winehouse: la voce dell’aperitivo (con podcast)

Diciamoci la verità, Amy Winehouse non ha inventato niente ma è la somma algebrica di tante piccole cose perfette, messe disordinatamente assieme.

Bella, formosa, affascinante, provocante e con una voce devastante, la vita breve di questa artista, non ci consente un’entrata a gamba tesa sulla sua storia. Infelice al punto di morire, Amy, è stata una stella del più importante stile artistico travisato del pianeta: il jazz.

Copiata da uomini, donne, mucche, cavalli, cervi e cinghiali, la Winehouse, è diventata un simbolo per i jazzisti da volante e gli aperitivisti di professione. Non esiste uomo sulla terra infatti, che non abbia provato ad abbordare una donna, un canguro, una scimmia, lanciandosi sulle note “back to black” roteando i calici di Tavernello a mo’ di assolo di tric trac e scandendo il tempo con la testa.

La sua voce è un brand riconosciuto a qualsiasi latitudine e, sinceramente, non reggono i paragoni. Tranne che in Italia dove esiste una versione locale: Giusy Ferreri.

Amy Winehouse disegnata da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

E questo è strano, perché la prima volta che le hanno attribuito questa somiglianza non erano in osservazione dei pastori del presepe a San Gregorio Armeno a Napoli, ma in prima serata tv su Rai Due.

In Italia infatti, questa artista strepitosa (non la Ferreri eh), è la più grande vittima di una speculazione musicale compiuta al pomposo grido de “la nuova Amy Winehouse Italiana”, come se ci fossero pure già state delle Amy Winehouse italiane, a cui succedere.

Tozze, rauche e capaci di creare tormentoni in grado di avvicinarsi al massimo alla famosa dei “Bamboleo” dei Gipsi King, le Winehouse nostrane hanno in comune con l’artista inglese la depressione, due corteggiatori arrapati e quei tubini di pelle nera che però a lei stavano benissimo mentre a loro regalano quell’aspetto da sub in procinto di tuffarsi.

Chiameremo questi cloni purciari: le Emowinebar.

Un giornalista d’inchiesta di una rivista per barbieri scriverebbe che queste ultime si esprimono facendo le cantanti modificando il proprio corpo con tatuaggi e pettinature che, più che alla Winehouse, le fanno assomigliare a Francesca Cacace, la famosa Tata di una popolarissima situation comedy degli anni ’80.

Amy Winehouse più genericamente, è stata imitata da molte persone convinte che un tatuaggio, o meglio, uno scarabocchio qualsiasi sulla pelle, tipo le parole di una canzone della Pausini, le renda il più bel foglio Fabriano di carne della terra.

Dai brindisi ciondolanti passando per i matrimoni più blasonati e accomodandoci presso comunioni spericolate, le musiche della Winehouse, sono una portata irrinunciabile; un po’ come quei meravigliosi angoli fatti di salumi, formaggi, tartine, che formano i buffet degli stessi eventi che se ne servono.

Nata per essere leggenda, alle 15:53 del 23 luglio 2011, la vita di Amy si interrompe, spegnendo la più talentuosa voce del pianeta consegnandola all’eternità.

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