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Joe Kennedy: la speranza delusa

Immaginate di far parte di una delle famiglie più importanti della storia recente. Di essere i discendenti di una stirpe di vincenti, capaci di ottenere tutto ciò che si possa desiderare: ricchezza, fama, potere, donne e persino la presidenza degli Stati Uniti.
Immaginate adesso di voler ripercorrere le orme dei vostri avi. Di partire alla conquista di un posto al sole, in fin dei conti vi spetta quasi per diritto di nascita, avendo tutte le condizioni per ottenerlo e di fallire clamorosamente.
Questa è la storia di Joseph, il primo Kennedy a perdere un’elezione.

Per Joseph Patrick Kennedy III, la politica è sempre stata una costante: suo padre è stato membro della Camera dei Rappresentanti per ben 12 anni e suo nonno, Bob Kennedy, è stato Procuratore Generale degli Stati Uniti durante la presidenza del fratello John Fitzgerald. Praticamente il nostro Joe è cresciuto con la convinzione che, se ti chiami Kennedy, prima o poi un seggio nel parlamento americano ti tocca.

Così, dopo essersi laureato ad Harvard, aver frequentato Stanford, essere stato nei Corpi di Pace nella Repubblica Dominicana, nel 2013 fa il suo debutto nel campo da giochi preferito della famiglia Kennedy: la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Diventa persino membro della Commissione Affari Esteri e del comitato per la scienza e la tecnologia.

Dal prozio Jfk, eredita il sorriso franco e diretto e le idee progressiste. Chi lo conosce lo descrive come un grande lavoratore, appassionato e completamente dedito al servizio del suo paese. Dopo tante tragedie, scandali e controversie la famiglia reale d’America sembra essere pronta a dare un nuovo protagonista alla vita pubblica e chissà che non sia la volta buona che alla Casa Bianca si torni a respirare un po’ di profumo d’Irlanda!

Si dice che alla soglia dei quarant’anni, spesso le persone vengano colpite da una sorta di crisi esistenziale: il tempo sembra sfuggire di mano, i traguardi sembrano alla portata eppure irraggiungibili e le occasioni perse appaiono imperdonabili. Joe è il nuovo che avanza. D’accordo, ha lo stesso nome del padre e del bisnonno ma questa non è colpa sua: scarsa fantasia onomastica e una famiglia dall’ego smisurato sono un mix che stroncherebbe chiunque. Chiunque ma non lui, che decide di rinverdire i fasti politici della famiglia. Basta con la camera dei rappresentanti, da adesso in poi si fa sul serio: si corre per il Senato!

Il Massachusets è storicamente il feudo dei Kennedy: mai nessuno della famiglia è stato sconfitto in una consultazione elettorale nello stato della baia. L’avversario di Joe alle primarie dei democratici è il vecchio leone Ed Markey, da 37 anni in politica e senatore uscente. I sondaggi parlano di un testa a testa ma Joe mantiene la convizione di vincere: è un Kennedy e non può esserci un parlamento senza uno di loro!

Arriviamo al 1 settembre 2020, il giorno della verità: Ed Markey, vince con il 53,5 % delle preferenze. Immaginate di essere nella testa di Joe, di andare con la mente a tutte le dichiarazioni rilasciate durante la campagna elettorale. Alla sicurezza mai apertamente confessata che il Massachusetts non avrebbe mai tradito un Kennedy. L’establishment democratico, capitanato dalla speaker della Camera Nancy Pelosi, lo voleva in Senato ma gli elettori gli hanno voltato le spalle preferendo Markey.

Ad aumentare la beffa, rendendo la prima sconfitta di un Kennedy in Massachusetts ancora più dolorosa è il fatto che, avendo corso per il Senato il povero Joe non potrà ricandidarsi per la camera dei Rappresentati: dal 1947 solo per due anni un esponente della famiglia più rappresentativa d’America non ha avuto un suo membro in Parlamento!

A suo modo, Joseph Patrick Kennedy III ha scritto la storia: voleva ridare slancio alla vita politica della famiglia ma è riuscito solo a distruggere l’aura di regalità e di vittoria che il suo cognome portava in dote.

In una delle sue prime interviste, ai tempi della campagna elettorale da deputato, disse che era entrato in politica non perché era un Kennedy ma nonostante questo. “Mio padre ha provato a dissuadermi – disse – mi ha detto di entrare in politica solo se fossi certo di volerlo, altrimenti sarebbe stata l’esperienza più brutale della mia vita”. Mai parole furono le furono più profetiche.

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