Ettore Petrolini

Ettore Petrolini: il Re della comicità

In Italia in tema di comicità bisogna tenere a mente che tutto ciò che è stato inventato, prodotto, musicato, sceneggiato ha un nome, anzi tre e un cognome: Ettore Pasquale Antonio Petrolini.

Quella di Ettore Petrolini è la storia di una potenza comunicativa inarrivabile, una satira contro il potere attuale e unica, un’idea della comicità e un tempo della risata capace di conquistare il mondo.

Abile interprete del nonsense, fu un grande critico della società dell’epoca, delle sue mode e della cultura decadente.

Genio assoluto, con una mimica straordinaria ampiamente imitata da altrettanti attori e simulatori famosi quali Totò, Gigi Proietti, Franco Franchi, Totò Schillaci, Giulio Andreotti e persino Maurizia Paradiso; Petrolini era così avanti che se tornasse in vita, riscriverebbe ancora la comicità.

Facendo un passo indietro, pensate che in punto di morte, al medico che lo rassicurava sulle condizioni di salute, ebbe modo di dire: “meno male, così moro guarito”.

Praticamente un “47 morto che parla” che poi, neanche a farlo apposta, è un’opera teatrale dello stesso attore romano, riproposta sul grande schermo da Antonio De Curtis in arte Totò.

Quella del Principe della risata però è una grande opera d’ispirazione e di successo, un po’ come la riuscita “tanto pe’ cantà”, conosciuta ai più per l’interpretazione di Nino Manfredi a un Sanremo in bianco e nero o ancora “una gita a li castelli”, intesa “Nannì”, resa celebre dalla voce di Lando Fiorini.

Praticamente se fosse ancora in vita, Petrolini camperebbe coi ricavi del diritto d’autore e in particolare coi versamenti di Gigi Proietti!

Ettore Petrolini disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Diversa invece è l’imitazione un tanto al chilo; se infatti vi è mai capitato di girare piccoli teatri scalcagnati, avrete sicuramente visto sulla scena, decine e decine di presunti Petrolini proporsi sulla pedana al ritmo di “Bravo! Grazie!!!” riuscendo, al contrario, in ciò che l’attore aveva compiuto con successo: dare spessore a delle macchiette.

Apprezzato a destra e a manca, riuscì nell’impresa di sbeffeggiare i fascisti e il Duce, durante la consegna di una medaglia al merito, che accolse con un derisorio «e io me ne fregio!». Non disconobbe mai però, l’ideologia fascista, anzi, ne sottolineò l’appartenenza, seppur, sinceramente, non sappiamo quanto volutamente.

Il destino in ogni caso, ironico quanto l’artista, con una delle prime bombe cadute su Roma nel 1943 e che colpì il cimitero del Verano, distrusse parte della sua tomba, la bara e il busto che lo raffigurava.

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