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Sharon Tate: una fata in un mondo di orchi

In quella calda estate del 1969 Sharon sentiva di avercela fatta. Dopo anni di insicurezze, delusioni e cadute il mondo aveva finalmente cominciato a girare nel verso giusto. Non c’era uomo in America che non fosse innamorato di lei, persino le donne adoravano la sua bellezza così delicata e misteriosa. Aveva sposato l’uomo che amava e, anche se le cose tra loro erano un po’ burrascosa, era certa che il figlio che da lì a poche settimane sarebbe nato avrebbe risolto ogni cosa.

Questa è la storia di Sharon Tate: un fiore calpestato.

A guardarla da fuori, la vita di Sharon sembra perfetta: bella da mozzare il fiato, con una carriera prossima alla consacrazione e moglie di un regista eccentrico e visionario apprezzato in tutto il mondo come Roman Polanski.

Eppure Sharon si sente tutto fuorchè perfetta. Fin da piccola ha sempre fatto fatica a costruire rapporti duraturi a causa dei continui spostamenti di lavoro del padre, un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti. Si è sempre sentita come un petalo trasportato dal vento; è il destino a decidere la sua vita e lei può solo assecondarne i capricci.

Immaginate di trovarvi accanto a lei, in quell’agosto 1969; di poterle parlare, di conoscere quella diva che è diventata il simbolo dei favolosi anni ’60. Adesso togliete il glamour, il gossip, le luci della ribalta e tutta quella folla di amici, o presunti tali, che le gravitano attorno solo per vivere di luce riflessa. Troverete una donna fragile, insicura ma allo stesso tempo fiduciosa nella vita; una donna che non ha paura di rompere le convenzioni e di dichiarare apertamente che non bisogna prendersi troppo sul serio, tanto alla fine il destino fa quello che vuole.

Il successo, la fama, i soldi sono solo un corollario: tutto quello che Sharon desidera è vivere accanto a Roman e al suo bambino che sta per nascere. Ma Polanski è un uomo inquieto, che vuole, anzi no pretende, che la sua vita non venga stravolta. Non perchè non ami sua moglie o non sia felice del figlio in arrivo, ma lui ha sposato una hippy e non intende rinunciarvi. Questo per Sharon è un colpo al cuore ma, ancora una volta, accetta l’ennesima girandola del fato.

Adesso rubiamo un po’ dal cinema: ambientiamo la scena in una lussuosa villa di Los Angeles, per esattezza a Cielo Drive. Campo che stringe su Sharon di spalle che parla al telefono con il marito mentre fuma una sigaretta. Controcampo: il pancione è ormai evidente, siamo in pieno ottavo mese, zoom sull’espressione delusa di lei. Roman, a Londra per le riprese del suo ultimo film, ritarderà ancora il rientro a casa. Le promette che tornerà in tempo per la nascita e le suggerisce di andarsi a divertire, di non stare a casa a immalinconirsi come al solito. Sharon sbuffa ma acconsente, non può fare diversamente.

Cambio di scena: interno ristorante El Coyote. Sharon e alcuni amici cenano e si divertono ma, in fondo agli occhi, il rammarico per il ritardo di Polanski è evidente.

Ciò che accade dopo è purtroppo noto a tutti. Qui non servono le tecniche cinematografiche perché la storia stessa è stata oggetto di film più o meno riusciuti. Poco dopo essere tornati nella villa di Cielo Drive, la Tate e i suoi amici vengono aggrediti da alcuni membri della famigerata setta di Charles Manson. La furia di quegli invasati non conosce pietà e non lascia scampo a nessuno dei presenti. Sharon vede i suoi amici trucidati e implora di lasciarla vivere, prova a smuovere la compassione dei membri della famiglia Manson in ogni modo pur di salvare la vita del figlio non ancora nato. Ma la compassione è un sentimento che, a volte, illumina i cuori degli uomini e quella sera dell’8 agosto 1969 a Cielo Drive ci sono solo demoni assetati di sangue che spengono la vita di una donna innocente senza alcun rimorso.

Viene sepolta nel cimitero di Culver City, con il suo bimbo fra le braccia. Ha provato a proteggerlo in vita e continuerà a farlo per sempre.

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