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Nicolas Sarkozy: da nuovo Napoleone a imputato

Se nasci in Francia, hai ambizioni politiche e, soprattutto, sei di bassa statura essere accostati a Napoleone è praticamente un passo obbligato.

Se poi, al celebre personaggio ti accomuna la passione per i paesi stranieri, le donne e il carattere focoso fai prima ad andare all’anagrafe a farti cambiare il nome. Almeno per togliere la soddisfazione ai tuoi avversari di affibbiartelo.

Questa è la storia di un uomo che ha cominciato la sua scalata al potere come un semplice avvocato ed è arrivato fino all’Eliseo. Un uomo che è stato capace di imporsi con i potenti della Terra ma che poi ha finito per tornare al punto di partenza: un’aula di tribunale.

Questa è la storia di Nicolas Sarkozy, le nouveau Napoleon.

Nicolas Sarkozy è un uomo che ha vissuto tante vite in una. Nella prima è stato un avvocato di discreto successo. Ha sempre avuto il pallino della politica ma deve attendere quasi dieci anni per ricoprire la sua prima carica istituzionale: nel 1983 diventa sindaco di Neuilly-sur-Sein e da lì comincia la sua scalata.

In pochi anni diventa prima deputato all’Assemblea Nazionale e poi ricopre la carica di Ministro del Bilancio durante il governo Balladur. Tutto sembra essere in discesa per il buon Nicolas ma nel 1995 arriva la prima, grande battuta d’arresto: Balladur perde le presidenziali contro Jacques Chirac e per Sarkozy le cose si complicano.

Gli ci vogliono sette lunghi anni e un forte endorsement alla rielezione di Chirac per tornare alla ribalta. All’indomani della rielezione si parla di lui come prossimo primo ministro ma i tempi non sono ancora maturi e gli viene preferito Jean-Pierre Raffarin. Lo smacco è enorme ma Sarko non si perde d’animo e continua a lavorare: dal 2002 al 2007 ricopre diversi incarichi ministeriali, lavora a tutto spiano affinché il suo nome sia una costante nella mente dei Francesi. Nel frattempo sono cambiati i governi ma lui è sempre lì con un chiodo fisso: arrivare all’Eliseo e questa volta come padrone di casa.

A marzo del 2007 lascia il governo per dedicarsi a tempo pieno alla campagna presidenziale, sente che il suo momento è arrivato e non intende lasciare nulla d’intentato. I fatti gli danno ragione e, dopo aver battuto Segolene Royale al ballottaggio, il 6 maggio del 2007 diventa il 23° presidente della Repubblica Francese.

Da qui in poi comincia il delirio: i primi mesi lo vedono impegnato su tutti i fronti possibili, dalle emergenze umanitarie in Darfour fino alle politiche economiche europee. Arriva persino a autoinvitarsi alla riunione Ecofin al posto del ministro dell’economia per ridiscutere il rientro della Francia nei parametri di Maastricht. Tutto questo senza mai disdegnare lunghe interviste televisive.

Sia chiaro, mica per un eccesso di personalismo, vuole solo informare i Francesi che sta lavorando per loro.

Purtroppo non tutto gli riesce proprio benissimo. Supersarko, com’è stato nominato dai suoi detrattori, riesce in un’impresa che resterà negli annali. La riforma pensionistica che ha approntato, prevede l’innalzamento dell’anzianità per mezzo milione di lavoratori delle principali aziende pubbliche francesi. I lavoratori non l’accettano e proclamano il più grande sciopero generale francese dal 1995.

Sarkozy però è anche un uomo passionale e innamorato delle donne. Con già due matrimoni alle spalle, nel 2008 sposa la top model Carla Bruni. In fin dei conti quale istituzione non ha bisogno di un po’ di glamour?

Gli ultimi anni della sua presidenza sono caratterizzati dalla querelle con le famiglie delle vittime delle Brigate Rosse, per i cui membri rifugiatisi in Francia si dichiara disposto a concedere l’estradizione solo se l’Italia garantirà la grazia, e soprattutto per l’intervento militare in Libia.

Nessuna delle due cose gli giova granché, probabilmente i Francesi non si sono ancora scordati la faccenda delle pensioni o forse non hanno in grande simpatia la premier dame Carla, sempre più presente e ingombrante nelle decisioni del marito. Fatto sta che nel Marzo del 2012 viene sconfitto al primo turno nelle elezioni francesi per la corsa alla presidenza. Mai un presidente uscente era uscito perdente al primo turno.

Non fa in tempo a riprendersi dalla mazzata che, nel 2014, viene posto in stato di fermo a Nanterre dove si reca per essere ascoltato per un caso di corruzione. Anche in questo caso stabilisce un primato: mai un ex capo di stato francese era stato soggetto ad un simile provvedimento.

Ritenta la corsa alle presidenziali nel 2016 ma con scarso successo e anche per un uomo con il suo ego è troppo. Decide di ritirarsi a vita privata nella speranza di trovare la serenità che gli ultimi insuccessi gli hanno tolto.

Peccato che la magistratura non la pensi alla stessa maniera: nel 2018 viene arrestato e poi rilasciato dopo 25 ore di detenzione. L’accusa è di quelle che scuotono l’intero paese: finanziamenti illeciti da parte del leader libico Gheddafi.

Un anno dopo l’ennesima picconata alla sua immagine: viene rinviato a giudizio con l’accusa di aver corrotto un magistrato della Corte di Cassazione.

La parabola di Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa,  si conclude così in un’aula di tribunale. Da lì ha cominciato la sua scalata all’Eliseo come avvocato rampante e lì è tornato anche se in una veste differente.

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