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Chiara Ferragni: l’inventrice del dolce saper fare niente come lavoro

Chiara Ferragni al tempo “Chiara Ferragni official page sono solo io”, secondo un pomposo documentario autoprodotto e presentato in prima serata su Rai 1 ma anche sui grandi schermi del cinema mondiale, prima di adesso, era una persona che si poneva un sacco di domande. Poi ha smesso, perché su instagram hanno inventato uno sticker che fa chiedere ai seguaci qualcosa a te.

La Ferragni è un fenomeno intercontinentale. Inutile girarci intorno; è bella, è intelligente, è colta, è sposata, ha un figlio, tra poco due e guadagna un sacco di soldi con un lavoro che s’è pure inventata da sola: non fare niente e insegnare agli altri come fare qualcosa.

Dopo l’invenzione del lavoro da influencer, tutti quelli che imitano Chiara, automaticamente, vengono etichettati appunto “influencer”; sono persone che hanno la capacità di trasmettere, si dice in modo convincente, la propria idea su un qualcosa che altrimenti non troverebbe soluzione. Sono in sostanza persone che indirizzano l’azione rispetto ad un determinato dilemma.

Ad esempio: non sai scegliere come pettinarti? Chiara Ferragni ti dice come ti devi conciare. Non sai come chiamare tuo figlio? Chiara Ferragni sì! Non sai che panino prendere al McDonald? Chiara, sceglie per te! Eccetera eccetera eccetera.

Certo, tutto questo ha un suo lato B e cioè che circa 2 milioni di persone all’unisono si pettineranno precisamente come te. E chi se ne frega! – penserai – tanto sono alla moda!

Solo che questo lo ha deciso uno che paga la Ferragni per dirti che l’unico modo di pettinarsi è questo e nessun altro.

Infatti, caro amic* (con asterisco) dovresti aver capito che alla fine non è Chiara a dirti come devi fare qualcosa, ma a sua volta è un qualcuno che anonimamente impone un modo di essere, di fare, di agire.

Solo che tu glielo fai fare e sei felice e content* (con asterisca).

La professione di influencer di questi tempi è la più ambita; milioni di persone si offrono su qualsiasi piattaforma sociale sperando arrivi il giorno in cui qualcuno vi metta nelle mani un prodotto, un’essenza o il destino di altre vite in cambio di denaro e la possibilità di dire al mondo che avete un lavoro. Un facile lavoro.

In qualsiasi momento della giornata postano e sperano!

Li vedi che si truccano, struccano, mostrano qualsiasi attimo della propria esistenza; se e quando scopano, se vogliono ancora scopare, se sono incinti, se soffrono di eiaculazione precoce o se c’hanno il ciclo, cosa leggono, cosa fingono di leggere e che musica ascoltano, cosa mangiano, cosa non mangiano, come vorrebbero vestirsi e come in realtà si vestono.

Non passa giorno che una casalinga, un operaio, uno studente, una mamma, un figlio di Papà, decidano di trasformare la propria vita in un Truman Show triste e deprimente.

Fotografano pietanze immangiabili, immagini di pietanze posti su piatti di plastica che sono così brutti che viene voglia di comprare al mercatino dell’usato una natura morta naif e appenderla in salotto. Con un volto irrealistico da clown, scattano selfie come soldati davanti ad una qualsiasi “challenge” virale promossa da altri improbabili influenzatori. Rispondono al richiamo della foresta e replicano.

Sono uomini e donne che piangono, si struggono, urlano, accusano i poteri forti ai quattro venti e costantemente tentano di espandere le proprie reti per sopravvivere; vivono il disagio più grande nel momento in cui vengono bannati dai sistemi di sicurezza delle piattaforme che li segnalano come spam per aver rotto i coglioni a chiunque con le richieste di amicizia e gli “inseguimenti”.

Passano le giornate a replicare la propria immagine umiliandosi con tag come “like4like”, che poi, diciamocelo è la versione meno nobile, quasi per disperati, del più classico dei “do ut des”.

Chiara Ferragni disegnata da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Sono persone che trasformano i propri figli in uno spot demenziale di Ciccio Bello o la propria camera da letto in un set cinematografico, imponendo al mondo la visione di un catalogo di mobili shabby che farebbe invidia a “Mondo convenienza” oltre che la sofferenza dei loro bambini ridicolizzati.

Hanno cani e gatti consumati dalle coccole, stressati dalle centinaia di autoscatti e che, se potessero parlare, si augurerebbero la strada piuttosto che un’altra terribile effusione in favore di fotocamera.

Insomma, avrete capito da soli che il problema di tutta questa storia non è Chiara Ferragni, ma l’idea che chiunque possa pensare di essere Chiara Ferragni e vivere nel dolce saper fare niente, non sapendo nemmeno come si fa a non fare niente e facendosi pagare.

Grazie Chiara per aver reso visibili gli scemi della porta a fianco.

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