Charles Bukowski

Charles Bukowski: il capitano di una nave che non affonda

Di capitani nella vita ne abbiamo conosciuti tanti, pure troppi; Franco Baresi, Capitan Findus, Capitan Fracassa, ma il vero, unico, capitano, resterà sempre lui: Charles Bukowski.

Lo so, vi starete adesso chiedendo ma capitano de che?

E calma, adesso ve lo diciamo!

Henry Charles “Hank” Bukowski Jr., noto con lo pseudonimo Henry Chinaski, suo alter ego letterario, o Charlie Birrowski per gli amici, è un poeta-scrittore, famoso ai più per essere associato suo malgrado, agli status Facebook delle persone più imbecilli della vostra lista di contatti.

Autore prolifico, legato alla corrente letteraria chiamata del “realismo sporco” e cioè quel realismo descritto senza troppi eufemismi, quindi non quello malvagio a cui stavate pensando voi, è infatti finito nella rete dei retwittatori seriali che non sapendo cosa scrivere affidano i propri pensieri e principalmente i loro selfie, al capitano della corrente dei coglioni incapaci di scrivere qualcosa.

Non è colpa sua, è evidente, però quelle parole frutto di una birra tra amici, nella testa dei seguaci, esprimono le stesse sensazioni, le stesse emozioni che si provano condividendo un selfie scollacciato e ammiccante ripetuto cento volte alla ricerca della giusta esposizione.

Scrittore di sessanta libri e migliaia di poesie, probabilmente morirebbe una seconda volta se fosse a conoscenza del risultato prodotto dal suo lavoro, eppure, questa “sfortuna” è anche la sua forza (semi cit.); è riuscito infatti a sopravvivere al destino triste dei poeti, grazie a gruppi meravigliosi come: “un po’ acida e un po’ melense”, “brutti ma buoni”, “un po’ triste e un po’ depressa”, “l’inconsistenza e l’incontinente bellezza dell’essere”, “l’eleganza del Pincio” e via discorrendo.

Nato in Germania, vissuto negli Stati Uniti, per anni è stato vittima di un tremendo bullismo per via del suo volto butterato e dei vestiti da femminiello che i genitori gli imponevano di indossare. Grazie ai fiumi di alcol in corpo e nelle opere, ha riscattato quell’infanzia, con una vita da amatore occasionale, forse da figlio di puttana, che in seguito ha raccontato, senza troppe censure, tra le più amate pagine dei suoi libri.

Charles Bukowski disegnato da Anna Fancesca Schiraldi la Malvagia

«Come cazzo è possibile che ad un uomo piaccia essere svegliato alle 6.30 da una sveglia, scivolare fuori dal letto, vestirsi, mangiare a forza, cagare, pisciare, lavarsi i denti e pettinarsi, poi combattere contro il traffico, per finire in un posto dove essenzialmente fai un sacco di soldi per qualcun altro e ti viene chiesto di essere grato per l’opportunità di farlo?»

(Bukowski sul lavoro, in Factotum)

Bukowski ha scritto anche cose buone, solo che non si recuperano facilmente in un sito di aforismi, per cui, ci toccheranno a vita riflessioni essenziali quali:

“Il mondo sarebbe un posto di merda senza le donne. La donna è poesia. La donna è amore. La donna è vita. Ringraziale, coglione!” oppure “A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte ne sono sicuro.” E ancora “Alcune persone non meritano il nostro sorriso, figuriamoci le nostre lacrime.”

Questa del sorriso poi, è una cosa che sarebbe ora che la finissimo per sempre di sottolineare. Del vostro sorriso, non importa niente a nessuno. Addio Charles, insegna agli angeli come twittare con una mano sola, mentre con l’altra, ci si spara una sega.

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