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Pier Paolo Pasolini: l’uomo dai mille volti

In una bella mattina di Novembre, una di quelle in cui l’autunno si ostina a resistere nel cedere il passo al freddo invernale, una donna esce di casa e fa una scoperta che sconvolgerà l’Italia.

Sono le sei e 30 del mattino e ci troviamo all’idroscalo di Ostia, in una pozza di sangue ormai rappreso la donna trova il cadavere di Pier Paolo Pasolini.

Pasolini il poeta della trasgressione, il giornalista scomodo, il regista d’avanguardia ha trovato la morte su una spiaggia poco fuori Roma in circostanze violente e misteriose.

Tante sono le illazioni che circolano nell’Italia degli anni ’70 sulla morte di colui che meglio di chiunque ha saputo raccontare il sottoproletariato romano.

Ma prima di raccontarne la fine, per meglio capire chi era l’uomo Pasolini prima ancora che l’artista occorre fare un passo indietro.

Nato a Bologna nel 1922, trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Friuli. Fin dall’inizio è chiaro che Pier Paolo ha talento e sensibilità non comuni:

 a soli sei anni  compone  una raccolta di poesie e disegni. Sarà solo la prima di una lunga serie di opere infantili che saranno perse durante la seconda guerra mondiale

La guerra lascia un segno profondo in Pasolini e gli porterà via uno tra gli affetti più cari: il fratello Guido, ucciso dai partigiani.

Dopo uno scandalo giudiziario, solo il primo di una serie che proseguirà per tutta la vita, è costretto a lasciare il Friuli e, all’inizio degli anni 50, va a vivere a Roma.

La città eterna lo fa entrare in una nuova dimensione artistica: l’incontro con quell’umanità variopinta che abita le periferie della capitale, rappresenta una fonte inesauribile di ispirazione.

In quelle persone che si barcamenano per arrivare a fine giornata, con i loro modi di fare e il gergo così diversi da quelli del suo amato Friuli Pasolini trae un’energia che lo spinge a  cercare in tutti i modi di integrarsi, di fare sì che quel mondo diventi anche il suo.

Negli anni diventa un punto di riferimento per la classe intellettuale. Le analisi crude e a volte spietate sulla società e la politica hanno una grande risonanza. Che siano le colonne di un giornale, un evento pubblico, la prefazione di un libro non differenza: mette a nudo le ipocrisie di una società borghese che vuol fare la rivoluzione ma che porta in essa il germe stesso del fallimento.

Pur rimanendo fedele al primo amore, la scrittura, il suo spirito inquieto e ribelle lo spinge a cercare nuove direzioni: si cimenta con successo sia come giornalista che come sceneggiatore e regista. Anche qui, neanche a dirlo, dividendo ferocemente il pubblico tra chi lo osanna e chi lo critica fortemente.

Pierpaolo va avanti, nonostante tutto. Finisce spesso protagonista di fatti di cronaca nera e si ritrova a combattere contro un sistema che non riesce ad accettare appieno la sua visione non solo della vita, ma anche della società.

Alcuni non gli perdonano il fatto di essere dichiaratamente omosessuale, altri di non riuscirsi ad omologare al pensiero dominante.

Le critiche non lo toccano, anzi sono uno stimolo per cercare sempre nuove prospettive per comprendere la realtà, per trovare un senso in un periodo storico pieno di contraddizioni.

Non riesce a godersi il successo, la sua esistenza sembra sempre una costante ricerca di qualcosa che si trova sempre un passo più in là dell’orizzonte del comune sentire.

Arriviamo alla mattina del 2 novembre 1975. Sono passati oltre vent’anni da quando arrivò a Roma da Casarsa senza avere idea di cosa ne sarebbe stato di lui. Da allora tutto è cambiato. Ha combattuto e vinto tante battaglie: sia sociali che legali.

La sera prima, come molte altre volte secondo quanto riferito da chi lo conosce, va in giro in cerca di compagnia. Ad Ostia incontra un ragazzo, tale Giuseppe Pelosi e vanno a cena insieme. Da quel momento, su cosa accade esattamente non ci sono certezze.

Pelosi dichiarerà ai giudici di aver avuto un alterco con Pasolini dopo averne rifiutato le avances e che la situazione è degenerata al punto da causarne la morte. Anni dopo ritratterà la sua versione dichiarando di essere estraneo alla morte dello scrittore e che sarebbero stati due uomini dal forte accento siciliano ad ucciderlo.

Quel che è certo è che in quell’anonima parte di Ostia, Pier Paolo è stato prima pestato e poi investito ripetutamente con la sua stessa auto.

Sarà l’attore Ninetto Davoli, suo grande amico a identificarne il corpo.

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