Ruud Gullit

Ruud Gullit: la pantera coi rasta

Ruud Gullit insieme a Marco Van Basten, Frank Rijkaard e Angelo Colombo fa parte di quella schiera di calciatori che hanno incantato una generazione intera di ragazzi cresciuti col mito dell’Olanda, del Milan di Sacchi e dei cappelli che simulavano una capigliatura dread chiamata appunto alla Ruud Gullit.

Ragazzi e non solo che sognavano, come accaduto ad Angelo Colombo, di ritrovarsi in uno spogliatoio con i più forti calciatori del momento e saperci giocare accanto prima di finire la carriera nel Marconi Stallions Footballs Club in Australia.

Quella di Rudi o Rudigulli come lo chiamavano a Palermo, è il sogno di una corsa gloriosa che ha raggiunto il suo culmine quando in una storica intervista l’allenatore di allora, Arrigo Sacchi, raccontò la dotazione migliore del suo calciatore “usava i bermuda perché non c’erano mutande abbastanza grandi per, diciamo così, contenerne la virilità”.

Rudigulli un saltatore straordinario sia fuori che dentro il campo di calcio, un atleta capace di sguisciare dalle grinfie di un avversario, dalle camere d’albergo e dai matrimoni con la stessa facilità di un commesso dell’Ikea ad una tua domanda.

Ruud Gullit disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Con il Milan vinse qualsiasi cosa, compreso un pallone d’oro che dedicò a Nelson Mandela; Gullit difatti è stato anche un noto attivista per i diritti dei neri nonché autore di due singoli musicali di cui uno dedicato proprio al South Africa.

Uomo, calciatore e amante di successo, allenatore un po’ scarso, cuoco così così, religione 8, voto in condotta 10, Ruud è decisamente uno degli sportivi più amati del pianeta; se nascevi negli anni ’90, nero e con le treccine, automaticamente eri il nuovo Ruud Gullit.

Accadde così anche all’improvvisatissimo attaccante del Palermo, Ronald Hoop detto Hula Hoop, che, con l’atleta della nazionale olandese condivideva la provenienza, la capigliatura e che oggi ha decisamente svoltato la sua vita trasformandosi in un benzinaio. Una fine migliore di quella che gli toccò sul campo, che vide per 7 volte, riuscendo nell’impresa di far rimpiangere Mark Dittgen, detto Stitichen, attaccante tedesco arrivato con più premesse e promesse di un matrimonio cattolico e rivenduto il campionato successivo al prezzo di due caramelle offerte come resto e una scomunica dal calcio italiano.

Ruud Gullit invece, era così forte, elegante, prestante e potente, che se non l’avessi visto giocare, non avrei mai amato il calcio, le donne, le treccine del panificio, i baffi da messicano, la maglia numero dieci, i grandi classici del porno e le dormite in aeroporto.

Ruud, la pantera coi rasta, è un uomo che avremmo tutti voluto essere! Persino Berlusconi…

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Margherita Hack: la donna circondata da sconosciuti

Margherita Hack comunemente conosciuta come Margherita Hack è il manifesto dell’astrofisica italiana, della procedura di sbattezzo, delle C aspirate e delle pettinature alla Benny Hill. E voglio ammetterlo pubblicamente: vorrei essere donna, avere la vita e principalmente le capacità intellettive della Hack ma soprattutto i capelli alla Benny Hill.

Atea ma sposata in chiesa, vegetariana con la passione per la bicicletta e in gioventù, fascista cambiando idea solo con l’arrivo delle leggi raziali, oltre ad essere anche una docente universitaria, una sportiva e divulgatrice scientifica di grande successo, Margherita, è specialmente una toscana amante del pane sciapo. E questa, più di altre, è una colpa che non potremo mai perdonarle.

Fa veramente cahare!

Magherita Hack disegnata da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Incredula alle teorie sugli UFO, al perdono del peccato originale, è stata anche un’attivista politica coi comunisti italiani, venendo eletta svariate volte e cedendo sempre il posto ad altri; ad esempio, una volta lo cedette a Bebo Storti che, se non ve lo ricordate, è quel tizio che faceva il toscanaccio e tifoso della Fiorentina Conte Uguccione a Mai dire Gol. Poi nel 2006 fu eletta in più seggi, sempre con il PDCI e ancora una volta si dimise per proseguire la sua carriera in favore della scienza.

Ah, ve lo ricordate Oliviero Di Liberto?

No?

Ok, non fa niente; era uno che volevo citare solo perché una volta l’ho incontrato quando era il segretario del Partito dei Comunisti Italiani dove, a quel tempo, militava pure Rosario Crocetta.

Chi è Rosario Crocetta?

Vabbè basta. Non chiedo più, sennò ci vuole una puntata su tutti quelli del Partito dei comunisti italiani che nessuno ricorda.

Tornando a Margherita Hack, la scienziata fu anche premiata come “Personaggio gay dell’anno” per la sua attività in favore dei diritti civili e del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e delle fette di pane sciapo servite con una saliera.

Nel 2006 con Stefano Pais, che non sappiamo chi sia, ha scritto una canzone per Sanremo dal titolo “questo è il mondo”; non venne selezionata perché quell’anno, la quota Rai destinata ai toscani, era stata assegnata a Panariello con la memorabile imitazione del “macellaio col pollulare”.

Un successo che sicuramente ricorderete eh!

Nonostante tutto questo la Hack ad oggi non ha emulatrici ma tante persone che dicono di ispirarsi a lei, soprattutto tra le candidate a Miss Italia, Miss Italia nel mondo, Miss Italia e provincia, Miss Italia nel postalmarket, Miss prima l’Italia, Miss Italia così è la vita in diretta, eccetera eccetera…

Cavaliere di gran croce, medaglia d’oro ai benemeriti della scienza, civica benemerenza dal comune di Trieste, Margherita Hack, vanta un numero di titoli e premesse da far invidia ad un cattivo tratto da film di Fantozzi.

Scomparsa nel 2013, della scienziata, resteranno per sempre le imprese, le impronte, gli impianti e soprattutto una marea di persone sconosciute che possono vantarsi di averla conosciuta. Grazie Margherita.

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Donald J. Trump: il Presidente fonato

Mr. Donald John Trump è un uomo che da sempre affronta la vita col vento alle spalle. Praticamente una barca a vela ma con un solo ed unico obiettivo: non spettinarsi.

Trump è il capo della nazione più influente del mondo, dopo il profilo instagram di Chiara Ferragni, ma anche il depositario di una valigetta, del quarto segreto di Fatima, del numero di telefono di Kim Jong-un, della ricetta per cucinare i puffi e di una crema abbronzante color arancina.

Nascere biondi, belli, vaporosi e con le labbra in posizione naturale “blue steel”, sono i segni di un destino che ti sta offrendo una vita fatta di tante soddisfazioni. E in effetti, Donald J. Trump, è un signore che ad un certo punto della sua vita, senza che nessuno ne abbia capito nulla, è riuscito a diventare il primo presidente degli Stati Uniti d’America pettinato come mia nonna.

Donald è proprio un uomo fortunato, talmente fortunato che in un mondo normale nessuno avrebbe mai creduto che sarebbe diventato Presidente o che si sarebbe sposato una bella donna come Melania Knavs, eppure, le porte della Casa Bianca gli si spalancarono davanti come le automatiche di un centro commerciale.

Incredibilmente infatti, i democratici americani nell’anno 2017, e già l’anno qualcosa avrà significato, gli opposero una candidata che non avrebbe vinto neppure le elezioni di casa sua come miglior inquilino su due: Hillary Clinton.

Donald Trump disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Fecero carte false nel vero senso della parola, per abbattere un possibile candidato vincente alle primarie di quell’anno, Bernie Sanders, in favore dell’ex first lady; praticamente come se durante una partita di calcio potevi schierare Marco Van Basten ma gli hai comunque preferito pennellone Silenzi per la capigliatura!

Che poi non abbiamo nulla contro pennellone Silenzi, un grande attaccante, che non è mai stato neppure a letto con Bill Clinton… ad oggi. Ma Hillary? Veramente si pensava di battere Trump contrapponendogli una persona che riuscirebbe ad essere antipatica pure allo specchio delle brame!?! Boh…

Vai a capirli sti americani!

Ma in uno scontro tra antipatici, non poteva che vincere quello che fa l’antipatico anche di professione.

Odiato da tutti, dalle mogli, dalla sorella e persino dal Papa, lo si può invece amare a soli 99centesimi ma solo questo fine settimana e su prenotazione; Trump Donald J. si può considerare una rappresentazione reale del The Truman Show, il celeberrimo film del 1998, con la differenza però, che tutti i personaggi sono simultaneamente interpretati da lui stesso: il postino, la moglie, il regista, il microfonista e principalmente l’attore protagonista.

Per farla breve, vi diamo una ricetta “for dummies” per spiegarvi chi è Donald Trump: prendiamo dunque, le spiccate doti imprenditoriali e la passione per la ricrescita dei capelli di Berlusconi, la capacità di mediare di Salvini, la sobrietà del generale Pappalardo, la proprietà linguistica del senatore Razzi, la musica di Orietta Berti, la capacità di mantenere la parola di Fabrizio Corona, la coscienza civica di Briatore, il fascino di Umberto Smaila, la morigeratezza di Pupo, la simpatia di Del Debbio, l’attenzione per il prossimo di Daniela Santanchè, il programma elettorale di Gasparri, la capacità di scegliersi gli amici di Pacciani, la flemma di Sgarbi, il talento politico di Di Maio e una ricetta anti malocchio di Vanna Marchi.

Ecco Donald J. Trump.

Ma l’eccentrico Presidente, è anche un uomo alla mano e si vocifera anche che sia morta nonché proprietario di 3 torri che sfiorano il cielo: la Trump Tower, la Trump Organizzation e la Trump World Tower. Forse DJ però è un po’ troppo fissato con le strutture di cemento armato che svettano verso l’alto.

Forse.

Considerato in ogni caso un vero e proprio pilastro dell’economia mondiale, è addirittura un modello per tutti gli amanti del consumo di suolo, di suino e di saune. Se fosse nato in Sicilia, sarebbe stato un investimento sicuro per gli amanti della tradizione millenaria della lupara bianca… ma solo per autodifesa.

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Sophia Loren: la donna italiana

Se vivete a Roma e vi chiamate Sophia, anche se lo americanizzate col ph, è chiaro a tutti verso quale conseguenza stiate andando incontro.

Per fortuna però, la nostra Sophia è la Loren che, nonostante sia nata nella capitale, può essere considerata a tutti gli effetti una campana della Campania. La Loren è infatti cresciuta a Pozzuoli, la terra della solfatara, del bradisismo e del brodo di polpo.

Bella in modo indiscutibile, pettinata come uno scotch collie e talvolta come Nilla Pizzi, Sophia, ha cominciato i primi passi da attrice come comparsa promettente nei film della tradizione comica inconsapevole all’italiana: quelli in cui tutti sono poveri e vivono nella miseria più totale ma in modo divertente.

Gli italiani difatti, grazie al cinema, sono apprezzati nel mondo per la capacità di sopravvivere alle avversità cercando, costi quel che costi, l’amore piuttosto che il lavoro.

Nell’Italia del boom economico, del mambo, della Fiat 500, della Vespa, dell’olio d’oliva e del prosciutto cotto, l’attrice de “la ciociara”, è la punta di diamante di un brand in ascesa, capace di attraversare l’oceano.

Insignita di due premi Oscar, cinque Golden globe, un leone d’oro, un telegatto di platino, un servizio di posate d’argento e un buono sconto per un giro pizza da Gino Sorbillo, Sophia Loren alias Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone è, certamente, l’attrice Italiana più famosa al mondo ma solo dopo Moana Pozzi.

Copiata e invidiata da tutto il pianeta, a lei si sono ispirate tutte da Nicoletta Braschi fino ad arrivare a Sconsolata.

Sophia Loren disegnata da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Trovare un difetto a questa donna perciò, è davvero un qualcosa di impossibile; dagli anni ‘60 in poi il suo successo è stato inarrestabile. Oddio, abbiamo scelto la parola più sbagliata. In effetti, seppur ingiustamente e con mille scuse arrivate 31 anni dopo, non per motivi politici ma fiscali, l’attrice nel 1982 fu arrestata per frode e scarcerata dopo 17 giorni di pane, acqua e… prigionia.

Raccontano le cronache dell’epoca che all’interno del carcere di Caserta, la diva, si comportò esattamente da diva, mantenendo il suo solito aplomb, le ciglia finte e la sua riconoscibile pettinatura. Giorni duri, che passarono tra le attenzioni delle compagne di cella e, si maligna, del personale di Stato mentre all’esterno si accalcavano fotografi, venditori di qualsiasi genere di gadget e cantanti di serenate.

Superata la brutta vicenda comunque, la carriera dell’attrice è proseguita ricca e piena di soddisfazioni; talmente lunga che a citarla per intero ci vorrebbero tutte le puntate di una serie noiosa condotta da Paolo Mieli sul terzo canale.

Per farla breve, la Loren, ha avuto una vita così piena, da avanzargliene qualcuna; pensate che è anche la zia di Alessandra Mussolini e nonostante questo, probabilmente, non ci sarà mai più un’altra attrice italiana di tale statura.

Silvio Berlusconi - 30 biografie

Silvio Berlusconi: un uomo che ha posseduto tutto, persino il diavolo

Ok. Lo so, può sembrare assurdo, ma Silvio Berlusconi resta ancora uno di quegli uomini ammirati e con decine e decine di affezionati che ne vorrebbero ripercorrere la fama e le gesta. Di questo arzillo vecchietto dalla parlata biascicante, non ci restano che i ricordi ma, l’Italia, si sa, è una nazione capace di commuoversi davanti alla terza età.

Berluscomics è la stella cadente di questo paese, un tizio che si è fatto da solo fino a rimanere solo. Lasciato da tutti, mogli, amanti, amici, amiche, cani, cavalli, stallieri e starlette, si è ritrovato alla tenera età di 84 anni, pure un elogio da parte di Romano Prodi, storico nemico politico e competitore per il ruolo di rincoglionito del secolo.

Berlusconi, da sempre, è stato un mito inarrivabile: presidente di una squadra di calcio e del Consiglio, fondatore di una compagnia con tre reti televisive, ideatore di due città nella città, possessore della Standa, di due cani, un giardino, un bosco, una casa sull’albero, un unicorno, un capretto, un mausoleo e di molta trippa per gatti, ha posseduto persino il Diavolo, cioè il Milan.

Silvio Berlusconi disegnato per noi da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Nato nel 1936, anno della morte di Pirandello, probabilmente è il destinatario della famosa 29 settembre di un famoso gruppo in voga nella preistoria, tali Equipe 84, chiamati così per via del libro di George Orwell dal titolo appunto 1984 a cui si presume si ispirassero.

Amato dalle donne, dagli uomini, dai ricchi, dai poveri e persino dai cugini di campagna, Silvio, ha saputo imporsi sulla scena italiana fin dagli anni ’70 cominciando la carriera da ricco con le generalità da imprenditore; è così che dal nulla qualsiasi suo progetto è stato finanziato fino a portarlo ad essere uno dei personaggi più influenti della storia contemporanea.

Nel 1994, quando quelli nati nell’80 andavano alle scuole medie, la sua ascesa era già un capitolo nei libri di storia e in quegli anni, qualsiasi uomo con la pelata, si considerava un imprenditore in procinto di… e, soprattutto, in odore di… .

Non si sa di cosa e né di che, quella del silenzio resterà per sempre la regola principale da seguire per diventare un vero amico ed imitatore di Berlusconi.

Alto coi tacchi, basso senza tacchi, cucador con in braccio un tacchino, è considerato il Renzo Montagnani della politica italiana; un uomo, secondo un antico principio ipotizzato da Archimede, con una carica erotica capace di sollevare il mondo.

Chiacchierato, diffamato, condannato, defenestrato, ripescato e poi ancora, accusato, demonizzato, idolatrato, dai giudici perseguitato e dalla mafia, si maligna, comandato, Silvio, ha tolto agli italiani lo slogan della nazionale di calcio, al punto che, a Berlino 2006, per festeggiare una vittoria al mondiale, abbiamo dovuto improvvisare a colpi di poporoppopopo che, a farla breve, sembravamo un popolo pronto per la corrida di Corrado (in ultimo di Gerry Scotti).

Amante dei cani, delle barzellette e della libertà, soprattutto personale, Silvio Berlusconi è infatti, un uomo che ha sconfitto la legge, modificandola, plasmandola su sé stesso, manco fosse un Clementino qualsiasi.

Proprietario del Milan, del Monza, di una Punto, una canna da pesca e una action figure del Gabibbo in edizione limitata, è il miglior amico sulla terra di Vladimir Putin, un altro di quegli uomini che si è fatto da solo, una mano lava l’altra e chi trova un amico trova…almeno un poco di fregna.

Famose le foto dei due in Sardegna, circondati da quell’alone di santità che solo il potere sa fornire e quella fresca padronanza della balera che solo Gigi e Andrea sapevano dare alle estati in riviera.

Silvio lo ricorderemo così: a cazzo duro contro il mondo.

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Amy Winehouse: la voce dell’aperitivo (con podcast)

Diciamoci la verità, Amy Winehouse non ha inventato niente ma è la somma algebrica di tante piccole cose perfette, messe disordinatamente assieme.

Bella, formosa, affascinante, provocante e con una voce devastante, la vita breve di questa artista, non ci consente un’entrata a gamba tesa sulla sua storia. Infelice al punto di morire, Amy, è stata una stella del più importante stile artistico travisato del pianeta: il jazz.

Copiata da uomini, donne, mucche, cavalli, cervi e cinghiali, la Winehouse, è diventata un simbolo per i jazzisti da volante e gli aperitivisti di professione. Non esiste uomo sulla terra infatti, che non abbia provato ad abbordare una donna, un canguro, una scimmia, lanciandosi sulle note “back to black” roteando i calici di Tavernello a mo’ di assolo di tric trac e scandendo il tempo con la testa.

La sua voce è un brand riconosciuto a qualsiasi latitudine e, sinceramente, non reggono i paragoni. Tranne che in Italia dove esiste una versione locale: Giusy Ferreri.

Amy Winehouse disegnata da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

E questo è strano, perché la prima volta che le hanno attribuito questa somiglianza non erano in osservazione dei pastori del presepe a San Gregorio Armeno a Napoli, ma in prima serata tv su Rai Due.

In Italia infatti, questa artista strepitosa (non la Ferreri eh), è la più grande vittima di una speculazione musicale compiuta al pomposo grido de “la nuova Amy Winehouse Italiana”, come se ci fossero pure già state delle Amy Winehouse italiane, a cui succedere.

Tozze, rauche e capaci di creare tormentoni in grado di avvicinarsi al massimo alla famosa dei “Bamboleo” dei Gipsi King, le Winehouse nostrane hanno in comune con l’artista inglese la depressione, due corteggiatori arrapati e quei tubini di pelle nera che però a lei stavano benissimo mentre a loro regalano quell’aspetto da sub in procinto di tuffarsi.

Chiameremo questi cloni purciari: le Emowinebar.

Un giornalista d’inchiesta di una rivista per barbieri scriverebbe che queste ultime si esprimono facendo le cantanti modificando il proprio corpo con tatuaggi e pettinature che, più che alla Winehouse, le fanno assomigliare a Francesca Cacace, la famosa Tata di una popolarissima situation comedy degli anni ’80.

Amy Winehouse più genericamente, è stata imitata da molte persone convinte che un tatuaggio, o meglio, uno scarabocchio qualsiasi sulla pelle, tipo le parole di una canzone della Pausini, le renda il più bel foglio Fabriano di carne della terra.

Dai brindisi ciondolanti passando per i matrimoni più blasonati e accomodandoci presso comunioni spericolate, le musiche della Winehouse, sono una portata irrinunciabile; un po’ come quei meravigliosi angoli fatti di salumi, formaggi, tartine, che formano i buffet degli stessi eventi che se ne servono.

Nata per essere leggenda, alle 15:53 del 23 luglio 2011, la vita di Amy si interrompe, spegnendo la più talentuosa voce del pianeta consegnandola all’eternità.

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Steve Jobs: l’uomo che inventò i garage (con podcast)

Chiunque abbia un garage è convinto che nel suo futuro via sia il ruolo predestinato di nuovo Steve Jobs; nella cultura di massa infatti, è passato il triste messaggio che per diventare ricchi e famosi, la prima condizione necessaria sia quella di possedere un box per auto in cui non si tiene l’auto.

Anche perché, un altro requisito è che devi pure essere povero ma con una forte auto-consapevolezza. Allo stesso tempo, devi essere proprietario di un luogo atto a contenere l’auto che avrai, oppure, volando basso, restando umile, la prima sede legale di un’azienda multimilionaria di cui sarai fondatore – partendo dal basso -.

Steve Jobs disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Se questo fosse un tutorial, verificata la prima condizione, potremmo direttamente passare alla fase due del progetto e cioè: diventare realmente Steve Jobs.

Steve Jobs è l’uomo più imitato della terra, in particolare, da tutti gli startuppari; gente che siccome una volta ha avuto un’idea, di merda, è convinta di potersi arricchire inventando la nuova formula dell’acqua gassata o l’ipod che, però, funge anche da monopattino per formiche. Che poi, questa può sembrare una proposta del cazzo, ma pensate agli sviluppi che un’innovazione del genere porterebbe nel campo dell’edilizia dei formicai!

Cominciate a vedere i soldi eh!

Dicevamo, idee, in cui spesso coinvolgono famiglia, amici, passanti, prete confessore, la banca, la casa dei genitori, i reni di un donatore e, principalmente, il garage della casa in campagna della nonna. Anche perché, chi cazzo ce le ha, in Italia, le case coi garage all’americana?

Al massimo si può sperare nell’eredità di nonno che teneva la mezza casa diroccata in un borgo semi sperduto tra le campagne del Molise, il cui valore di mercato è la pietà.

Tornando al futuro imprenditore in lupetto, un’altra cosa importante è la cura dell’aspetto e l’immagine sui social network. Non esistono manager del futuro che possano permettersi errori in tal senso.

La prima operazione da fare dunque, è quella di promuovere su tutti i canali personali un autoritratto, selfie per quelli che non conoscono la parola, che necessariamente dev’essere scattato in bianco e nero e, non meno importante, in primo piano con due possibilità di postura: la prima, con mano sul mento a mo’ di pensatore all’Auguste Rodin, ma più eccitato; la seconda, senza mano, con uno sguardo dritto sull’obiettivo, quasi a penetrarlo ,con quell’aria da “sono povero ma bello” ma punto tutto sulla povertà.

L’umiltà infatti, almeno nell’immagine, va coltivata.

Un altro passo importante è scegliere il nome dell’azienda che costituirai, anche quando ancora non hai neppure idea di cosa produrrai, inventerai, ruberai o clonerai.

Un buon metodo da startuppari in queste situazioni è rubare l’idea di Apple che a sua volta fu clonata dalla casa discografica dei Beatles, che a sua volta fu ispirata dalla Bibbia, che a sua volta fu copiata da un poster dell’album “la favola di Adamo ed Eva” di Max Gazzè.

A dir la verità, non si sa chi ha realmente copiato da chi; i più informati dicono che la vera idea di Apple, in calce a Jobs, fu quella di tributare alla filosofia melariana, di cui il “genio” era adepto, quella che diventerà la più fighetta azienda di informatica del pianeta. Voci di corridoio invece, suggeriscono che sia stato uno sfottò rivolto a Steve che, a quanto pare, oltre a camminare scalzo, non avesse una grandissima confidenza con l’acqua e per cui per riuscire a relazionarcisi era necessario un “abre magique” gusto mela a portata di naso.

Ultimo accorgimento per diventare l’erede spirituale della più grande azienda di prodotti belli ma nella sostanza uguali ad altri, è la scelta di un socio.

Ora, nel caso di Jobs, la fortuna gli regalò Steve Wozniack, cioè quello che sapeva realmente fare le cose, nell’eventualità della stragrande maggioranza degli aspiranti prossimi rivenditori di prodotti per la cura della persona invece, il cugino scemo o l’altro amico disoccupato della comitiva.

In definitiva dunque, avrete già capito da soli, che non ci sono regole che vi permetteranno di diventare un Guru dal conto corrente a cifre impronunciabili e dalla residenza in California; state sicuri però che riuscirete a concorrere e forse a vincere, la battaglia è durissima, la gara di uomo in lupetto dell’anno.

P.s.

La mela simbolo del malvagio, quello storicamente affermato, ma non sarà mai il nostro logo. Anche se…

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Mick Jagger: 77 anni, non uno di meno (con podcast)

Mick Jagger nasce a Dartford il 26 luglio 1943 e dalla seconda guerra mondiale pare abbia assorbito la forza distruttiva della polvere da sparo. Considerato una delle più grandi personalità del rock viventi e, probabilmente, della storia, Sir Michael ha cominciato la sua carriera già nella preistoria; si narra infatti che quella del ‘43 fosse in realtà una delle tante rinascite dell’artista.

Dalla storia e in particolare dalle abilità calcistiche del compagno di gioventù Keith Richards, prendono il nome gli Stones, le pietre, il gruppo che da oltre 60 anni domina la scena musicale della rivoluzione e delle audio-cassette riprodotte al contrario.

Un disegno di Anna Francesca Schiraldi
Mick Jagger disegnato per noi da Anna Francesca Schiraldi Malvagia

In piena concorrenza con i Beatles, i Rolling Stones, nonostante le vite al limite, hanno difatti proseguito la carriera in formazione, evitando di attraversare le strisce, aspirandole con largo anticipo su consiglio dello stesso Richards.

Ritenuto il padre del ballo con la mossa del gallo, di 8 figli riconosciuti e si presume di almeno altri 200 sparsi per il mondo, Mick Jagger può considerarsi a tutti gli effetti la voce della protesta della rivoluzione musicale sesso, droga e rock and roll degli anni ’70 di cui appunto gli Stones, continuano ad esserne la bandiera, Richards la tromba, Ron Wood l’asta e, secondo le ultime indiscrezioni inventate da me qualche minuto fa, Charlie Watts  l’ammainatore.

A partire dal 1962 Jagger, formatosi all’università della vita bevuta, è la dimostrazione in carne e ossa, più ossa che carne, che si può essere fighi solo se siete realmente fighi; quindi non provateci, non fa per voi.

Sempre per gli studenti della vita in un bicchiere, meglio due, sappiate che non si sa per quali ragioni, pur essendosi massacrato con qualsiasi droga esistita fin qui, riesca ad essere così perfettamente magnifico. Quindi, anche in questo caso, lasciate perdere le droghe, il motivo non sarà sicuramente questo.

Stessa cosa con le donne; lasciate perdere. Insomma lasciate perdere qualsiasi cosa facciate pensando di essere minimamente paragonabili a Mick Jagger, è impossibile. Al limite, se proprio volete, fate il pollo, questo probabilmente vi riuscirà. Ma solo nella vita.

Il fatto che si sia dichiarato conservatore (!?!), amante della Thatcher (!?!), favorevole alla Brexit (!?!) e che nel periodo che va dall’80 all’93 abbia prodotto tre album da solista, dimostra chiaramente che anche un mito, può essere capace di fare minchiate nella vita.

Auguri Sir. Micheal e in caso di querela, non chiedermi più di 44 euro.