30-storie-salgari

Emilio Salgari: lo scrittore spezzato

Emilio Salgari è uno degli scrittori più famosi della letteratura italiana. Grazie ai suoi romanzi e ai suoi leggendari personaggi, milioni di lettori hanno potuto immergersi in luoghi e culture esotiche e vivere avventure mozzafiato.

Il creatore di Sandokan però era un uomo profondamente infelice. Benedetto con talento e capacità narrative fuori dal comune Salgari era una di quelle persone incapaci di venire a patti con la vita.

Giovanni Scarlata ci porta dentro alle fragilità della mente del celebre scrittore che, in una mattina di fine aprile, spezzò la sua penna per sempre.

copertinamerini

Alda Merini: la luce nelle ombre

Nell’immaginario collettivo il talento è una benedizione. Le persone che lo possiedono sono viste con ammirazione, a volte con invidia per aver ricevuto quello che viene considerato un vero e proprio dono.

Eppure, il talento a volte può essere tutto fuorché una benedizione. Ti fa sentire incompreso, solo come se fossi distaccato dal resto del mondo che sembra sempre scorrere in una direzione opposta alla tua. Molti in questa solitudine trovano la forza di emergere e colmare le distanze con le persone, di andare incontro ad una realtà ai cui schemi non riescono ad abituarsi.

Per Alda Merini non fu così semplice. Un talento troppo grande per una mente messa a dura prova dalla vita fin troppe volte e per questo con un equilibrio precario.

Nata nel 1931 a Milano, Alda si trova fin da subito a dover venire a patti con le contraddizioni di una realtà che non riesce proprio ad accettarla: da un lato il padre Nemo, che le regala un dizionario e le insegna ogni giorno una nuova parola; dall’altro la madre Emilia, molto più severa e conservatrice che ritiene superfluo l’approfondimento culturale per una donna il cui unico scopo è quello di essere una buona moglie e madre.

La piccola Alda si trova a dover vivere tra due fuochi e nella sua testa scatta qualcosa. Ha una crisi mistica: comincia a portare il cilicio e esprime il desiderio di prendere i voti. Questo episodio è emblematico di tutta quella che sarà la vita della Merini: la madre non prende nemmeno in considerazione l’idea che il disagio della figlia possa essere psicologico e la riempie di vitamine.

Nonostante le incomprensioni e gli ostacoli che nel corso degli anni è costretta ad affrontare, ha un talento troppo grande per non essere notato. Grazie ad un’insegnante delle scuole medie riesce ad entrare in contatto con Giacinto Spagnoletti che decide di diventarne il mentore e aiutarla a crescere artisticamente.

Alda è poco più che una ragazzina ma il suo nome già comincia a circolare nei salotti letterari di Milano. Possiamo solo immaginare la sua felicità il giorno che torna a casa con una sua poesia recensita da Spagnoletti. Quello che non possiamo immaginare è il suo dolore quando, dopo averla mostrata al padre, questi la strappa perché non ritiene la poesia un mezzo di sussistenza.

La delusione è enorme. Proprio il padre che le ha insegnato ad amare le parole, a perdersi dentro il loro significato per creare qualcosa di nuovo e meraviglioso la tradisce nel modo più crudele.

In quel momento nella mente di Alda Merini, qualcosa si rompe. Iniziano quelle che lei definisce “le prime ombre della sua mente” che la costringeranno ad un mese di internamento al termine del quale le verrà diagnosticato un disturbo bipolare. Siamo nel 1947, ha solo 16 anni.

Negli anni successivi al ricovero la carriera della Merini riceve uno slancio incredibile. Nel 1953 viene pubblicata la sua prima raccolta “La Presenza di Orfeo” che la inserisce di diritto nel novero dei poeti emergenti del panorama italiano. Persino nomi della letteratura come Pier Paolo Pasolini o Luciano Erba la elogiano.

Alda sembra essersi affrancata dalla sofferenza: è serena e riesce a dare un significato al mondo con le sue parole e la gente la ama per questo.

Nello stesso periodo sposa Ettore Carniti, ma nel matrimonio non trova quello che andava cercando: diventata madre e con le incombenze di una famiglia a cui far fronte sente che la vita le ha tirato un ennesimo brutto scherzo. Continua a pubblicare ma i suoi libri non riscuotono lo stesso successo: la gente sembra essersi dimenticata di lei e il mondo riprende a perdere di significato.

Al termine dell’ennesima lite con il marito, nel 1965, viene chiamata un’ambulanza: la Merini viene ricoverata in manicomio. Questo segna definitivamente il percorso emotivo della scrittrice milanese che, seppur con periodi di pausa più o meno lunghi, frequenterà questo tipo di strutture per ben 14 anni.

Negli anni 80 Alda Merini, che pur non ha mai smesso di scrivere, ha perso fama e notorietà. A dispetto delle tempeste emotive che la investono, perderà sia il primo che il secondo marito nell’arco di 5 anni compone quello che viene considerato il suo capolavoro “La Terra Santa”. Meno successo avrà “Diario di una diversa”, un’opera nella quale racconterà la sua esperienza negli ospedali psichiatrici.

Il successo che le sfugge da una vita e che ha solo assaggiato in gioventù arriva negli anni 90: Alda Merini viene quasi riscoperta e la casa editrice Einaudi pubblica alcuni suoi libri. Giornali e televisioni si interessano a lei che, finalmente si sente compresa e accettata.

Gli ultimi anni sono segnati da una produzione letteraria incessante e da riconoscimenti importanti come il Librex Montale ma purtroppo la discesa della sua mente nelle ombre ha cominciato ad accelerare vertiginosamente.

Provata nell’animo e nel corpo dalle sofferenze di una vita che non le ha risparmiato nulla, si spegne il 1° novembre del 2009.