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Howard Phillips Lovecraft: nato sfigato, entrato nel mito

H. P. Lovecraft è stato uno di quegli scrittori capaci di dare un nuovo senso al concetto di paura attraverso il riflesso di uno specchio. Creatore di un’intera cosmogonia di demoni, mostri e affini ha regalato al mondo, in particolare quello dei nerd, storie che hanno riempito i sogni di lettori dagli incubi meravigliosi. Scrittore prolifico e nevrotico rampante, Howard ha cominciato fin da ragazzino le sue due carriere: quella letteraria e quella da paziente psichiatrico. Non sappiamo a quale di questi due capacità sia dovuto il suo successo ma è uno dei pochi che siano stati in grado di contendere lo scettro degli scrittori di genere horror disagiati al grande Edgar Allan Poe.

Testo: Carmelo Di Gesaro
Voce: Edoardo Camponeschi e Ménéstrandise Audiolibri
Disegni: Anna Francesca Schiraldi e Schiraldi Art

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Bruce Lee: il cinese volante

Con le sue grida ha terrorizzato l’Occidente, l’Oriente, il polo Nord, Sud e qualcosa di più. L’artista marziale più iconico di sempre, l’unico essere umano capace di anticipare le sue mosse con le urla di un gatto in amore: Bruce Lee.
Bruce Lee è l’uomo che ha riunito America e Cina grazie ad un sentimento controverso: l’amore per i “picchia duro”. Traghettatore del genere, ha invogliato milioni di bambini ad iscriversi a improbabili corsi di Karate, Judo e preparazione di involtini primavera. Filosofo, scrittore, attore e regista tra un film e l’altro è stato capace di ideare un nuovo stile il “Jeet Kune Do” oltre ad essere stato l’unico ad aver preso a calci nel culo Chuck Norris.
Carmelo di Gesaro ci racconta quello che non sapevamo di aver bisogno di conoscere su Bruce Lee.

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Diego Armando Maradona: il campione fragile

Prima di cominciare questa avventura narrativa dobbiamo chiarire una cosa: questa biografia, non entrerà nel merito della diatriba sul più forte giocatore di calcio esistito fin qui, che per noi è appunto…

Ah ah ah.

Diego Armando Maradona, il ragazzo d’oro, la mano di Dio, la coscia di platino, la caviglia fragile, il cuore debole, il naso che prude, l’occhiolino facile, il daje de tacco, daje de punta, quant’è bbona la sora assunta e tira lo spago e tira col naso…l’importante è che se tiraaa…

Diego Armando Maradona è principalmente un essere umano e come tale va trattato pur essendo l’uomo con più appellativi che conosca, per tutti noi resterà sempre e solo Diego.

Diego, che ormai c’ha pure una certa età, potrebbe essere il genitore presunto di ognuno di voi e quando diciamo questo, dovreste prenderci in parola. N.N. dagli anni ‘80 in poi è diventata una sigla per celare una paternità attribuibile a Diego Armando Maradona.

Maradona infatti è famoso per aver fatto l’amore con metà delle donne del pianeta, attratte dalla fama e dal pelo leopardato e quindi, con molta probabilità, anche il padre di un certo numero di figli conosciuti oltre ad una serie in attesa di riconoscimento.

Il più noto tra questi, tale Diego Jr., arrivò da una relazione clandestina in quel di Napoli, terra di cui si è nutrito per diventare una delle leggende dello sport più popolare del mondo, ma anche, città che lo ha reso definitivamente vittima di sé stesso.

Il sesso, la droga, la fama e la convinzione di essere un Dio in terra con la sensazione di onnipotenza nelle tasche e la sudditanza degli altri sul campo. Un fenomeno puro con un talento capace di trasformare l’acqua in vino. Poteri che fanno esclamare ad ogni colpo: oh mio Dio! Ma cosa ha fatto!

Anche quando quel tocco, veniva destinato al culo di una brasiliana dei quartieri di Napoli.

<<Maradonaaaa è megl ‘e Peleeee

ci hanno fatto ‘o mazz’ tant pe ‘ll ave’!

Maradona facce sunna’, nu scudetto puortancill’ ‘a parte ‘e cca’…>>

Diego Armando Maradona disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Diego è senza dubbio un’opera d’arte moderna, in grado di dividere e far discutere gli astanti, sognare gli ammiratori e fomentare gli odiatori. Maradona infatti, è un uomo da colpire sempre e comunque con l’arma del pregiudizio senza un perché, colpi che si sferrano per ferire e giudicare una persona che nella sostanza è solo sé stessa.

Il ragazzo d’oro vive la sua personale fetta d’esistenza con la passione e la di tamarraggine latina che fa esattamente parte del personaggio che non è, ma della sostanza dell’uomo che è. Maradona coi suoi capricci, con le sue bizzarrie, con la sua forza resterà per sempre un essere umano qualunque, povero o ricco, acclamato o odiato, ti riceverà in casa con ai piedi le ciabattine da mare celestine, torso nudo e calzoni da calcetto.

Diego infatti, è un campione di vera umiltà, che poi, diciamocela tutta essere s’è stessi è solo un atto di onestà. Allora viva le ciabatte, viva il barbecue sullo sfondo e viva pure la canottiera bianca.

Per una volta dovremmo smetterla con questo pregiudizio, un sentimento che guarda solo alla propria persona. E se Maradona è stato nello stesso momento amico di Fidel, di Troisi, di tantissima gente comune, madri, padri, trans, prostitute, è solo il frutto perché dotato di una grandissima capacità di essere naturale.

La forza della personalità che lo promuoveva a leggenda del calcio passando per i baci sulla bocca a Caniggia o a prendere una posizione politica precisa in favore delle “madri coraggio” del suo paese.

Grazie Diego, avremmo tutti voluto essere spettatori del tuo talento eterno.

<<Maradona, mo’ ca stai cca’,

levancillo ‘o scuorno ‘a faccia a sta citta’

Maradona, nun puo’ sbaglia’,

tu pe nnuje si frat’, pate e si’ mamma’…

Maradona piensace tu,

si mo’ nun succere nun succere cchiu’…>>

Charles Bukowski

Charles Bukowski: il capitano di una nave che non affonda

Di capitani nella vita ne abbiamo conosciuti tanti, pure troppi; Franco Baresi, Capitan Findus, Capitan Fracassa, ma il vero, unico, capitano, resterà sempre lui: Charles Bukowski.

Lo so, vi starete adesso chiedendo ma capitano de che?

E calma, adesso ve lo diciamo!

Henry Charles “Hank” Bukowski Jr., noto con lo pseudonimo Henry Chinaski, suo alter ego letterario, o Charlie Birrowski per gli amici, è un poeta-scrittore, famoso ai più per essere associato suo malgrado, agli status Facebook delle persone più imbecilli della vostra lista di contatti.

Autore prolifico, legato alla corrente letteraria chiamata del “realismo sporco” e cioè quel realismo descritto senza troppi eufemismi, quindi non quello malvagio a cui stavate pensando voi, è infatti finito nella rete dei retwittatori seriali che non sapendo cosa scrivere affidano i propri pensieri e principalmente i loro selfie, al capitano della corrente dei coglioni incapaci di scrivere qualcosa.

Non è colpa sua, è evidente, però quelle parole frutto di una birra tra amici, nella testa dei seguaci, esprimono le stesse sensazioni, le stesse emozioni che si provano condividendo un selfie scollacciato e ammiccante ripetuto cento volte alla ricerca della giusta esposizione.

Scrittore di sessanta libri e migliaia di poesie, probabilmente morirebbe una seconda volta se fosse a conoscenza del risultato prodotto dal suo lavoro, eppure, questa “sfortuna” è anche la sua forza (semi cit.); è riuscito infatti a sopravvivere al destino triste dei poeti, grazie a gruppi meravigliosi come: “un po’ acida e un po’ melense”, “brutti ma buoni”, “un po’ triste e un po’ depressa”, “l’inconsistenza e l’incontinente bellezza dell’essere”, “l’eleganza del Pincio” e via discorrendo.

Nato in Germania, vissuto negli Stati Uniti, per anni è stato vittima di un tremendo bullismo per via del suo volto butterato e dei vestiti da femminiello che i genitori gli imponevano di indossare. Grazie ai fiumi di alcol in corpo e nelle opere, ha riscattato quell’infanzia, con una vita da amatore occasionale, forse da figlio di puttana, che in seguito ha raccontato, senza troppe censure, tra le più amate pagine dei suoi libri.

Charles Bukowski disegnato da Anna Fancesca Schiraldi la Malvagia

«Come cazzo è possibile che ad un uomo piaccia essere svegliato alle 6.30 da una sveglia, scivolare fuori dal letto, vestirsi, mangiare a forza, cagare, pisciare, lavarsi i denti e pettinarsi, poi combattere contro il traffico, per finire in un posto dove essenzialmente fai un sacco di soldi per qualcun altro e ti viene chiesto di essere grato per l’opportunità di farlo?»

(Bukowski sul lavoro, in Factotum)

Bukowski ha scritto anche cose buone, solo che non si recuperano facilmente in un sito di aforismi, per cui, ci toccheranno a vita riflessioni essenziali quali:

“Il mondo sarebbe un posto di merda senza le donne. La donna è poesia. La donna è amore. La donna è vita. Ringraziale, coglione!” oppure “A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte ne sono sicuro.” E ancora “Alcune persone non meritano il nostro sorriso, figuriamoci le nostre lacrime.”

Questa del sorriso poi, è una cosa che sarebbe ora che la finissimo per sempre di sottolineare. Del vostro sorriso, non importa niente a nessuno. Addio Charles, insegna agli angeli come twittare con una mano sola, mentre con l’altra, ci si spara una sega.

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Sharon Tate: una fata in un mondo di orchi

In quella calda estate del 1969 Sharon sentiva di avercela fatta. Dopo anni di insicurezze, delusioni e cadute il mondo aveva finalmente cominciato a girare nel verso giusto. Non c’era uomo in America che non fosse innamorato di lei, persino le donne adoravano la sua bellezza così delicata e misteriosa. Aveva sposato l’uomo che amava e, anche se le cose tra loro erano un po’ burrascosa, era certa che il figlio che da lì a poche settimane sarebbe nato avrebbe risolto ogni cosa.

Questa è la storia di Sharon Tate: un fiore calpestato.

A guardarla da fuori, la vita di Sharon sembra perfetta: bella da mozzare il fiato, con una carriera prossima alla consacrazione e moglie di un regista eccentrico e visionario apprezzato in tutto il mondo come Roman Polanski.

Eppure Sharon si sente tutto fuorchè perfetta. Fin da piccola ha sempre fatto fatica a costruire rapporti duraturi a causa dei continui spostamenti di lavoro del padre, un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti. Si è sempre sentita come un petalo trasportato dal vento; è il destino a decidere la sua vita e lei può solo assecondarne i capricci.

Immaginate di trovarvi accanto a lei, in quell’agosto 1969; di poterle parlare, di conoscere quella diva che è diventata il simbolo dei favolosi anni ’60. Adesso togliete il glamour, il gossip, le luci della ribalta e tutta quella folla di amici, o presunti tali, che le gravitano attorno solo per vivere di luce riflessa. Troverete una donna fragile, insicura ma allo stesso tempo fiduciosa nella vita; una donna che non ha paura di rompere le convenzioni e di dichiarare apertamente che non bisogna prendersi troppo sul serio, tanto alla fine il destino fa quello che vuole.

Il successo, la fama, i soldi sono solo un corollario: tutto quello che Sharon desidera è vivere accanto a Roman e al suo bambino che sta per nascere. Ma Polanski è un uomo inquieto, che vuole, anzi no pretende, che la sua vita non venga stravolta. Non perchè non ami sua moglie o non sia felice del figlio in arrivo, ma lui ha sposato una hippy e non intende rinunciarvi. Questo per Sharon è un colpo al cuore ma, ancora una volta, accetta l’ennesima girandola del fato.

Adesso rubiamo un po’ dal cinema: ambientiamo la scena in una lussuosa villa di Los Angeles, per esattezza a Cielo Drive. Campo che stringe su Sharon di spalle che parla al telefono con il marito mentre fuma una sigaretta. Controcampo: il pancione è ormai evidente, siamo in pieno ottavo mese, zoom sull’espressione delusa di lei. Roman, a Londra per le riprese del suo ultimo film, ritarderà ancora il rientro a casa. Le promette che tornerà in tempo per la nascita e le suggerisce di andarsi a divertire, di non stare a casa a immalinconirsi come al solito. Sharon sbuffa ma acconsente, non può fare diversamente.

Cambio di scena: interno ristorante El Coyote. Sharon e alcuni amici cenano e si divertono ma, in fondo agli occhi, il rammarico per il ritardo di Polanski è evidente.

Ciò che accade dopo è purtroppo noto a tutti. Qui non servono le tecniche cinematografiche perché la storia stessa è stata oggetto di film più o meno riusciuti. Poco dopo essere tornati nella villa di Cielo Drive, la Tate e i suoi amici vengono aggrediti da alcuni membri della famigerata setta di Charles Manson. La furia di quegli invasati non conosce pietà e non lascia scampo a nessuno dei presenti. Sharon vede i suoi amici trucidati e implora di lasciarla vivere, prova a smuovere la compassione dei membri della famiglia Manson in ogni modo pur di salvare la vita del figlio non ancora nato. Ma la compassione è un sentimento che, a volte, illumina i cuori degli uomini e quella sera dell’8 agosto 1969 a Cielo Drive ci sono solo demoni assetati di sangue che spengono la vita di una donna innocente senza alcun rimorso.

Viene sepolta nel cimitero di Culver City, con il suo bimbo fra le braccia. Ha provato a proteggerlo in vita e continuerà a farlo per sempre.

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Donald J. Trump: il Presidente fonato

Mr. Donald John Trump è un uomo che da sempre affronta la vita col vento alle spalle. Praticamente una barca a vela ma con un solo ed unico obiettivo: non spettinarsi.

Trump è il capo della nazione più influente del mondo, dopo il profilo instagram di Chiara Ferragni, ma anche il depositario di una valigetta, del quarto segreto di Fatima, del numero di telefono di Kim Jong-un, della ricetta per cucinare i puffi e di una crema abbronzante color arancina.

Nascere biondi, belli, vaporosi e con le labbra in posizione naturale “blue steel”, sono i segni di un destino che ti sta offrendo una vita fatta di tante soddisfazioni. E in effetti, Donald J. Trump, è un signore che ad un certo punto della sua vita, senza che nessuno ne abbia capito nulla, è riuscito a diventare il primo presidente degli Stati Uniti d’America pettinato come mia nonna.

Donald è proprio un uomo fortunato, talmente fortunato che in un mondo normale nessuno avrebbe mai creduto che sarebbe diventato Presidente o che si sarebbe sposato una bella donna come Melania Knavs, eppure, le porte della Casa Bianca gli si spalancarono davanti come le automatiche di un centro commerciale.

Incredibilmente infatti, i democratici americani nell’anno 2017, e già l’anno qualcosa avrà significato, gli opposero una candidata che non avrebbe vinto neppure le elezioni di casa sua come miglior inquilino su due: Hillary Clinton.

Donald Trump disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Fecero carte false nel vero senso della parola, per abbattere un possibile candidato vincente alle primarie di quell’anno, Bernie Sanders, in favore dell’ex first lady; praticamente come se durante una partita di calcio potevi schierare Marco Van Basten ma gli hai comunque preferito pennellone Silenzi per la capigliatura!

Che poi non abbiamo nulla contro pennellone Silenzi, un grande attaccante, che non è mai stato neppure a letto con Bill Clinton… ad oggi. Ma Hillary? Veramente si pensava di battere Trump contrapponendogli una persona che riuscirebbe ad essere antipatica pure allo specchio delle brame!?! Boh…

Vai a capirli sti americani!

Ma in uno scontro tra antipatici, non poteva che vincere quello che fa l’antipatico anche di professione.

Odiato da tutti, dalle mogli, dalla sorella e persino dal Papa, lo si può invece amare a soli 99centesimi ma solo questo fine settimana e su prenotazione; Trump Donald J. si può considerare una rappresentazione reale del The Truman Show, il celeberrimo film del 1998, con la differenza però, che tutti i personaggi sono simultaneamente interpretati da lui stesso: il postino, la moglie, il regista, il microfonista e principalmente l’attore protagonista.

Per farla breve, vi diamo una ricetta “for dummies” per spiegarvi chi è Donald Trump: prendiamo dunque, le spiccate doti imprenditoriali e la passione per la ricrescita dei capelli di Berlusconi, la capacità di mediare di Salvini, la sobrietà del generale Pappalardo, la proprietà linguistica del senatore Razzi, la musica di Orietta Berti, la capacità di mantenere la parola di Fabrizio Corona, la coscienza civica di Briatore, il fascino di Umberto Smaila, la morigeratezza di Pupo, la simpatia di Del Debbio, l’attenzione per il prossimo di Daniela Santanchè, il programma elettorale di Gasparri, la capacità di scegliersi gli amici di Pacciani, la flemma di Sgarbi, il talento politico di Di Maio e una ricetta anti malocchio di Vanna Marchi.

Ecco Donald J. Trump.

Ma l’eccentrico Presidente, è anche un uomo alla mano e si vocifera anche che sia morta nonché proprietario di 3 torri che sfiorano il cielo: la Trump Tower, la Trump Organizzation e la Trump World Tower. Forse DJ però è un po’ troppo fissato con le strutture di cemento armato che svettano verso l’alto.

Forse.

Considerato in ogni caso un vero e proprio pilastro dell’economia mondiale, è addirittura un modello per tutti gli amanti del consumo di suolo, di suino e di saune. Se fosse nato in Sicilia, sarebbe stato un investimento sicuro per gli amanti della tradizione millenaria della lupara bianca… ma solo per autodifesa.