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Steven Spielberg: il tipico primo della classe

Regista di talento, accumulatore seriale di premi Oscar e Golden Globe, Steven Spielberg è la garanzia del grande cinema hollywoodiano. Grazie ai suoi film ci siamo commossi, abbiamo riso e ci siamo innamorarti. A volte a fare tutte queste cose insieme! Da Schindler’s List allo Squalo passando per i vari Indiana Jones, le opere di Spielberg sono la passione per milioni di persone, un successo che lo ha reso una leggenda vivente. Tutto quello che volevate sapere e anche quello che non avreste mai osato chiedere e se lo volevate chiedere non l’avete fatto su Steven Spielberg attraverso la penna di Carmelo Di Gesaro.

Testo: Carmelo Di Gesaro
Voce: Edoardo Camponeschi e Ménéstrandise Audiolibri
Disegni: Anna Francesca Schiraldi e Schiraldi Art

Steven Spielberg disegnato dalla nostra Anna Francesca Schiraldi la Malvagia
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Pier Paolo Pasolini: l’uomo dai mille volti

In una bella mattina di Novembre, una di quelle in cui l’autunno si ostina a resistere nel cedere il passo al freddo invernale, una donna esce di casa e fa una scoperta che sconvolgerà l’Italia.

Sono le sei e 30 del mattino e ci troviamo all’idroscalo di Ostia, in una pozza di sangue ormai rappreso la donna trova il cadavere di Pier Paolo Pasolini.

Pasolini il poeta della trasgressione, il giornalista scomodo, il regista d’avanguardia ha trovato la morte su una spiaggia poco fuori Roma in circostanze violente e misteriose.

Tante sono le illazioni che circolano nell’Italia degli anni ’70 sulla morte di colui che meglio di chiunque ha saputo raccontare il sottoproletariato romano.

Ma prima di raccontarne la fine, per meglio capire chi era l’uomo Pasolini prima ancora che l’artista occorre fare un passo indietro.

Nato a Bologna nel 1922, trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Friuli. Fin dall’inizio è chiaro che Pier Paolo ha talento e sensibilità non comuni:

 a soli sei anni  compone  una raccolta di poesie e disegni. Sarà solo la prima di una lunga serie di opere infantili che saranno perse durante la seconda guerra mondiale

La guerra lascia un segno profondo in Pasolini e gli porterà via uno tra gli affetti più cari: il fratello Guido, ucciso dai partigiani.

Dopo uno scandalo giudiziario, solo il primo di una serie che proseguirà per tutta la vita, è costretto a lasciare il Friuli e, all’inizio degli anni 50, va a vivere a Roma.

La città eterna lo fa entrare in una nuova dimensione artistica: l’incontro con quell’umanità variopinta che abita le periferie della capitale, rappresenta una fonte inesauribile di ispirazione.

In quelle persone che si barcamenano per arrivare a fine giornata, con i loro modi di fare e il gergo così diversi da quelli del suo amato Friuli Pasolini trae un’energia che lo spinge a  cercare in tutti i modi di integrarsi, di fare sì che quel mondo diventi anche il suo.

Negli anni diventa un punto di riferimento per la classe intellettuale. Le analisi crude e a volte spietate sulla società e la politica hanno una grande risonanza. Che siano le colonne di un giornale, un evento pubblico, la prefazione di un libro non differenza: mette a nudo le ipocrisie di una società borghese che vuol fare la rivoluzione ma che porta in essa il germe stesso del fallimento.

Pur rimanendo fedele al primo amore, la scrittura, il suo spirito inquieto e ribelle lo spinge a cercare nuove direzioni: si cimenta con successo sia come giornalista che come sceneggiatore e regista. Anche qui, neanche a dirlo, dividendo ferocemente il pubblico tra chi lo osanna e chi lo critica fortemente.

Pierpaolo va avanti, nonostante tutto. Finisce spesso protagonista di fatti di cronaca nera e si ritrova a combattere contro un sistema che non riesce ad accettare appieno la sua visione non solo della vita, ma anche della società.

Alcuni non gli perdonano il fatto di essere dichiaratamente omosessuale, altri di non riuscirsi ad omologare al pensiero dominante.

Le critiche non lo toccano, anzi sono uno stimolo per cercare sempre nuove prospettive per comprendere la realtà, per trovare un senso in un periodo storico pieno di contraddizioni.

Non riesce a godersi il successo, la sua esistenza sembra sempre una costante ricerca di qualcosa che si trova sempre un passo più in là dell’orizzonte del comune sentire.

Arriviamo alla mattina del 2 novembre 1975. Sono passati oltre vent’anni da quando arrivò a Roma da Casarsa senza avere idea di cosa ne sarebbe stato di lui. Da allora tutto è cambiato. Ha combattuto e vinto tante battaglie: sia sociali che legali.

La sera prima, come molte altre volte secondo quanto riferito da chi lo conosce, va in giro in cerca di compagnia. Ad Ostia incontra un ragazzo, tale Giuseppe Pelosi e vanno a cena insieme. Da quel momento, su cosa accade esattamente non ci sono certezze.

Pelosi dichiarerà ai giudici di aver avuto un alterco con Pasolini dopo averne rifiutato le avances e che la situazione è degenerata al punto da causarne la morte. Anni dopo ritratterà la sua versione dichiarando di essere estraneo alla morte dello scrittore e che sarebbero stati due uomini dal forte accento siciliano ad ucciderlo.

Quel che è certo è che in quell’anonima parte di Ostia, Pier Paolo è stato prima pestato e poi investito ripetutamente con la sua stessa auto.

Sarà l’attore Ninetto Davoli, suo grande amico a identificarne il corpo.

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Sharon Tate: una fata in un mondo di orchi

In quella calda estate del 1969 Sharon sentiva di avercela fatta. Dopo anni di insicurezze, delusioni e cadute il mondo aveva finalmente cominciato a girare nel verso giusto. Non c’era uomo in America che non fosse innamorato di lei, persino le donne adoravano la sua bellezza così delicata e misteriosa. Aveva sposato l’uomo che amava e, anche se le cose tra loro erano un po’ burrascosa, era certa che il figlio che da lì a poche settimane sarebbe nato avrebbe risolto ogni cosa.

Questa è la storia di Sharon Tate: un fiore calpestato.

A guardarla da fuori, la vita di Sharon sembra perfetta: bella da mozzare il fiato, con una carriera prossima alla consacrazione e moglie di un regista eccentrico e visionario apprezzato in tutto il mondo come Roman Polanski.

Eppure Sharon si sente tutto fuorchè perfetta. Fin da piccola ha sempre fatto fatica a costruire rapporti duraturi a causa dei continui spostamenti di lavoro del padre, un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti. Si è sempre sentita come un petalo trasportato dal vento; è il destino a decidere la sua vita e lei può solo assecondarne i capricci.

Immaginate di trovarvi accanto a lei, in quell’agosto 1969; di poterle parlare, di conoscere quella diva che è diventata il simbolo dei favolosi anni ’60. Adesso togliete il glamour, il gossip, le luci della ribalta e tutta quella folla di amici, o presunti tali, che le gravitano attorno solo per vivere di luce riflessa. Troverete una donna fragile, insicura ma allo stesso tempo fiduciosa nella vita; una donna che non ha paura di rompere le convenzioni e di dichiarare apertamente che non bisogna prendersi troppo sul serio, tanto alla fine il destino fa quello che vuole.

Il successo, la fama, i soldi sono solo un corollario: tutto quello che Sharon desidera è vivere accanto a Roman e al suo bambino che sta per nascere. Ma Polanski è un uomo inquieto, che vuole, anzi no pretende, che la sua vita non venga stravolta. Non perchè non ami sua moglie o non sia felice del figlio in arrivo, ma lui ha sposato una hippy e non intende rinunciarvi. Questo per Sharon è un colpo al cuore ma, ancora una volta, accetta l’ennesima girandola del fato.

Adesso rubiamo un po’ dal cinema: ambientiamo la scena in una lussuosa villa di Los Angeles, per esattezza a Cielo Drive. Campo che stringe su Sharon di spalle che parla al telefono con il marito mentre fuma una sigaretta. Controcampo: il pancione è ormai evidente, siamo in pieno ottavo mese, zoom sull’espressione delusa di lei. Roman, a Londra per le riprese del suo ultimo film, ritarderà ancora il rientro a casa. Le promette che tornerà in tempo per la nascita e le suggerisce di andarsi a divertire, di non stare a casa a immalinconirsi come al solito. Sharon sbuffa ma acconsente, non può fare diversamente.

Cambio di scena: interno ristorante El Coyote. Sharon e alcuni amici cenano e si divertono ma, in fondo agli occhi, il rammarico per il ritardo di Polanski è evidente.

Ciò che accade dopo è purtroppo noto a tutti. Qui non servono le tecniche cinematografiche perché la storia stessa è stata oggetto di film più o meno riusciuti. Poco dopo essere tornati nella villa di Cielo Drive, la Tate e i suoi amici vengono aggrediti da alcuni membri della famigerata setta di Charles Manson. La furia di quegli invasati non conosce pietà e non lascia scampo a nessuno dei presenti. Sharon vede i suoi amici trucidati e implora di lasciarla vivere, prova a smuovere la compassione dei membri della famiglia Manson in ogni modo pur di salvare la vita del figlio non ancora nato. Ma la compassione è un sentimento che, a volte, illumina i cuori degli uomini e quella sera dell’8 agosto 1969 a Cielo Drive ci sono solo demoni assetati di sangue che spengono la vita di una donna innocente senza alcun rimorso.

Viene sepolta nel cimitero di Culver City, con il suo bimbo fra le braccia. Ha provato a proteggerlo in vita e continuerà a farlo per sempre.