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Luciano Re Cecconi: lo scherzo mortale

Il nome di Luciano Re Cecconi è rimasto impresso nella memoria degli italiani non grazie alle sue gesta sportive ma a causa delle circostanze in cui è morto. Centrocampista della Lazio del primo Scudetto, Re Cecconi era rimasto uno degli ultimi superstiti di quella squadra meravigliosa che nel 1974 sorprese l’Italia intera realizzando un’impresa straordinaria. Idolo dei tifosi biancocelesti, in quel maledetto Gennaio 1977 stava recuperando da un infortunio che lo aveva costretto a mordere il freno per diversi mesi. Giovanni Scarlata ci racconta di cosa accadde in una fredda sera d’inverno, di come un campione amato dai tifosi e sempre pronto alla battuta di spirito venne ucciso all’interno di una gioielleria per quello che è passato nell’opinione pubblica come uno scherzo finito male.

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Josip Ilicic: genio ancorato alla lampada (con podcast)

Ci sono persone che vanno in giro con un buco nel cuore, ferite talmente profonde che nemmeno il tempo, gli affetti o il successo riescono a rimarginare completamente. Le vedi andare avanti, sforzarsi di vivere normalmente ma, in fondo ai loro occhi, scorgi una presunta normalità frutto di un difficile lavoro da equilibristi e che a volte, con un singolo avvenimento crolla, portandosi dietro le fragili barriere dell’apparenza.

Il 10 marzo 2020, Josip Ilicic aveva il mondo ai suoi piedi. Il funambolico calciatore sloveno aveva appena giocato una partita strepitosa segnando 4 goal al Valencia nella gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League. Con quella prestazione, oltre a regalare all’Atalanta un risultato storico, Ilicic si iscriveva di diritto nella ristrettissima cerchia di giocatori capaci di mettere a segno un poker di reti in una sola gara nella massima competizione calcistica continentale.

I giornali di tutta Europa lo esaltarono arrivando ad inserirlo nella lista dei possibili vincitori del Pallone d’Oro. Tutto andava a gonfie vele. Dopo anni di critiche feroci, e spesso ingiuste, per la sua discontinuità il talento sloveno era riuscito ad affermarsi e, insieme alla squadra di Bergamo, faceva paura a tutte le altre in lizza per la vittoria finale. Perfino il ricchissimo Paris Saint Germain, prossimo avversario, cominciava a preoccuparsi di quella schiacciasassi in maglia nerazzurra!

Ma Ilicic e Bergamo non hanno tempo per festeggiare: in un breve intervallo l’operosa città lombarda diventava il principale focolaio italiano di Covid-19. Le immagini dei morti, trasportati via dai camion dell’esercito, facevano il giro del mondo lasciando un segno profondo nell’immaginario collettivo. Josip è un ragazzo sensibile, fin troppo secondo chi lo conosce bene.

Nato a Prijedor, in Bosnia-Erzegovina, perde il padre a soli 7 mesi, ucciso da un vicino di origine serba durante le prime avvisaglie di quell’enorme conflitto etnico che diede luogo alla Guerra dei Balcani. Questa tragedia, unita a tensioni sempre più forti nei confronti delle famiglie di origine croata come la sua, lo porta a trovare rifugio in Slovenia ma ormai il danno è fatto: il buco ha cominciato a formarsi e lo accompagnerà nel corso di tutta la sua vita.

Gli anni passano, Josip cresce e dimostra un talento fuori dal comune con un pallone fra i piedi; delle sue qualità si innamora il presidente del Palermo Maurizio Zamparini che nel 2010 lo porta in Italia. A Palermo Ilicic alterna prestazioni da vero fuoriclasse a partite indolenti ma riesce a farsi amare dai tifosi che vedono in quello spilungone tanto sfrontato sul rettangolo di gioco quanto schivo e taciturno fuori, un giocatore come se ne vedono pochi.

Le strade con il Palermo si dividono e, dopo un’esperienza in chiaroscuro alla Fiorentina che ne offusca la stella, nel 2017 approda all’Atalanta fra l’indifferenza generale. A Bergamo però, il ragazzo di Prijedor, rinasce e riesce ad esprimere appieno tutte le sue potenzialità. Almeno fino a quella maledetta sera di marzo.

Le immagini di una Bergamo blindata, dove la gente continua a morire a centinaia ogni giorno si affollano nella sua mente. La città che lo ha adottato, che lo ha fatto sentire di nuovo un calciatore sta combattendo una guerra durissima e la sta perdendo. In quel momento, durante una quarantena che terrà l’Italia intera in casa, il buco si riapre.

Tornano le paure, le ansie, le incertezze di chi ha visto la propria infanzia e la propria innocenza spazzata via prima ancora di avere la possibilità di viverla. L’angoscia di un bambino che non ha mai conosciuto il padre, torna a farsi sentire e dal cuore infetta tutto il corpo.

Anche a quarantena finita, con le cose che lentamente tornano alla normalità, la situazione non migliora. Le gambe, come si dice in gergo calcistico, non girano e gli allenamenti sembrano un’inutile perdita di tempo. In poche settimane perde il posto nell’undici titolare per poi sparire anche dalla lista dei convocati.

Tutti si chiedono che fine abbia fatto, cosa sia successo, ma dall’Atalanta non trapela nulla. Solo dopo settimane di pressanti domande, per mettere a tacere tutte le strane congetture che sono nate intorno alla vicenda, viene fuori uno stringato messaggio che spiega come Ilicic abbia dei problemi personali e che, al momento, si trova in Slovenia con la famiglia. I tifosi si stringono intorno a lui facendogli sentire tutto il loro affetto attraverso i social.

La partita con il Psg si avvicina e senza di lui sarà ancora più difficile ma a nessuno importa. Josip, il funambolo con il buco nel cuore è uno di loro e loro lo aspetteranno a braccia aperte.