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Hillary Clinton: l’incrollabile

Hillary Clinton, a suo modo, ha segnato un’intera epoca della politica americana. Personaggio di grande competenza e determinazione, ha saputo affrontare tutti gli ostacoli che la vita le ha messo davanti senza mai perdere di vista il suo obiettivo, senza mai mollare di un centimetro. Giovanni Scarlata ci racconta l’ascesa e le sconfitte di una donna capace di resistere a scandali coniugali, inchieste dell’Fbi e persino ad una campagna elettorale contro Trump, una donna che aveva tutto per poter scrivere la storia ma si è fermata a un passo dalla gloria.

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Tiger Woods: il campione dipendente

Tiger Woods è stato, insieme al protagonista del cartone animato “Tutti in campo con Lotti”, uno dei pochi golfisti capaci di suscitare interesse nelle persone. Fenomeno con la mazza, sia dentro che fuori dal green, lo statunitense rientra a pieno titolo nella categoria delle leggende viventi: vanta il maggior numero di relazioni extraconiugali confessate, detenendo pure il record di vittorie nelle gare di cicchetto in 48 stati. Carmelo Di Gesaro ci racconta le imbarazzanti verità dietro, davanti, sotto e sopra del più grande giocatore di golf della storia.

Testo: Carmelo Di Gesaro
Voce: Edoardo Camponeschi e Ménéstrandise Audiolibri
Disegni: Anna Francesca Schiraldi e Schiraldi Art

Tiger Woods disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia
Charles Bukowski

Charles Bukowski: il capitano di una nave che non affonda

Di capitani nella vita ne abbiamo conosciuti tanti, pure troppi; Franco Baresi, Capitan Findus, Capitan Fracassa, ma il vero, unico, capitano, resterà sempre lui: Charles Bukowski.

Lo so, vi starete adesso chiedendo ma capitano de che?

E calma, adesso ve lo diciamo!

Henry Charles “Hank” Bukowski Jr., noto con lo pseudonimo Henry Chinaski, suo alter ego letterario, o Charlie Birrowski per gli amici, è un poeta-scrittore, famoso ai più per essere associato suo malgrado, agli status Facebook delle persone più imbecilli della vostra lista di contatti.

Autore prolifico, legato alla corrente letteraria chiamata del “realismo sporco” e cioè quel realismo descritto senza troppi eufemismi, quindi non quello malvagio a cui stavate pensando voi, è infatti finito nella rete dei retwittatori seriali che non sapendo cosa scrivere affidano i propri pensieri e principalmente i loro selfie, al capitano della corrente dei coglioni incapaci di scrivere qualcosa.

Non è colpa sua, è evidente, però quelle parole frutto di una birra tra amici, nella testa dei seguaci, esprimono le stesse sensazioni, le stesse emozioni che si provano condividendo un selfie scollacciato e ammiccante ripetuto cento volte alla ricerca della giusta esposizione.

Scrittore di sessanta libri e migliaia di poesie, probabilmente morirebbe una seconda volta se fosse a conoscenza del risultato prodotto dal suo lavoro, eppure, questa “sfortuna” è anche la sua forza (semi cit.); è riuscito infatti a sopravvivere al destino triste dei poeti, grazie a gruppi meravigliosi come: “un po’ acida e un po’ melense”, “brutti ma buoni”, “un po’ triste e un po’ depressa”, “l’inconsistenza e l’incontinente bellezza dell’essere”, “l’eleganza del Pincio” e via discorrendo.

Nato in Germania, vissuto negli Stati Uniti, per anni è stato vittima di un tremendo bullismo per via del suo volto butterato e dei vestiti da femminiello che i genitori gli imponevano di indossare. Grazie ai fiumi di alcol in corpo e nelle opere, ha riscattato quell’infanzia, con una vita da amatore occasionale, forse da figlio di puttana, che in seguito ha raccontato, senza troppe censure, tra le più amate pagine dei suoi libri.

Charles Bukowski disegnato da Anna Fancesca Schiraldi la Malvagia

«Come cazzo è possibile che ad un uomo piaccia essere svegliato alle 6.30 da una sveglia, scivolare fuori dal letto, vestirsi, mangiare a forza, cagare, pisciare, lavarsi i denti e pettinarsi, poi combattere contro il traffico, per finire in un posto dove essenzialmente fai un sacco di soldi per qualcun altro e ti viene chiesto di essere grato per l’opportunità di farlo?»

(Bukowski sul lavoro, in Factotum)

Bukowski ha scritto anche cose buone, solo che non si recuperano facilmente in un sito di aforismi, per cui, ci toccheranno a vita riflessioni essenziali quali:

“Il mondo sarebbe un posto di merda senza le donne. La donna è poesia. La donna è amore. La donna è vita. Ringraziale, coglione!” oppure “A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte ne sono sicuro.” E ancora “Alcune persone non meritano il nostro sorriso, figuriamoci le nostre lacrime.”

Questa del sorriso poi, è una cosa che sarebbe ora che la finissimo per sempre di sottolineare. Del vostro sorriso, non importa niente a nessuno. Addio Charles, insegna agli angeli come twittare con una mano sola, mentre con l’altra, ci si spara una sega.

cBruce Springsteen: il Ligabue che ce l’ha fatta

Bruce Springsteen: il Ligabue che ce l’ha fatta

Boss è una parola che hanno in comune almeno tre categorie di persone: musicisti, mafiosi e datori di lavoro; di boss ne abbiamo conosciuti tanti, ma l’unico, eterno e inimitabile non è Totò Riina e neppure Oscar Farinetti, ma il solo e insuperabile Bruce Springsteen: la voce rauca del rock americano.

Chiamato da sempre il Boss, si racconta che veniva chiamato per le abilità stupefacenti che lo stesso avrebbe avuto nel gioco del Monopoli. E non stiamo scherzando.

Springsteen, nato a Long Branch che non è il finale scontato di un matrimonio tra una calabrese ed un napoletano, ma una cittadina del New Jersey, è l’uomo che ha inventato i concerti che finiscono per sfinimento e dei jeans strappati per calarsi in qualsiasi contesto.

Famoso per aver diffuso la parola born adoperandola in tutte le sue canzoni in stile writer innamorato del proprio nome, è anche il gestore di un’attività fiorente avviata qualche decennio prima da Elvis Presley: la raccolta indifferenziata di reggiseni.

Con 120 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, 65 milioni solo negli Stati Uniti e una copia a Correggio, Bruce Springsteen è considerato un Luciano Ligabue con dieci anni di più, qualche abilità di scrittura e una buona voce.

Bruce Springsteen disegnato da Anna Francesca Schiraldi la Malvagia

Nel 1997 durante una tournee con tappa a Napoli, acclamato dai fan assediati sotto al teatro Augusteo, improvvisò un concerto da una finestrella; un evento che deluse tutti perché ci si aspettava una versione live di “’o latitante” al posto di un’improvvisata versione di “Thunder road”. Il boss infatti, fu scambiato dai passanti per un altro grande boss della canzone napoletana e dal nome anglosassone, Tommy Riccio.

“Nu latitante nun tene cchiu niente
Luntano rr’o bbene a nascuse da gente
Lurtimo amico a deventa importante
Pe fa nu regalo a chi aspett’e a papa”

Chiarito lo scambio di persona, al Boss, vennero comunque riservati applausi, baciate di mano, sfogliatelle, sfogliatelle a forma di reggiseni, reggiseni a forma di babà e pastiere bruciacchiate in onore del suo primo album “Born to run”.

Destinatario di 1 Oscar, 1 Tony Award, il Kennedy Center Honor per aver contributo alla diffusione della cultura degli Stati Uniti nel mondo, 20 Grammy e 2kg di cioccolata, questo artista straordinario ha saputo, con la forza della musica, imporre al pianeta un vero e proprio modo di vivere: l’alcolizzato ripulito.

Impegnato nella vendemmia, il 23 settembre 2020 ha compiuto 70 anni regalandosi un nuovo disco intitolato “Western Stars” che contiene il singolo “Letter to you” che segue al più introspettivo “Letter for me” che insieme e in vista del natale, diventeranno un cofanetto dal titolo “Letters for and from santa claus”. Alla tua salute Boss.